Al Qaida è a Gaza e fa volantinaggio contro gli infedeli

In un campo profughi distribuiti opuscoli che esortano i musulmani alla costituzione della «grande nazione islamica»

Gian Micalessin

Il progetto, già rimandato una volta, del primo summit dopo il ritiro da Gaza tra il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen)e il primo ministro israeliano Ariel Sharon si dissolve all’orizzonte. E nella Gaza abbandonata da Israele fa di nuovo capolino Al Qaida. Non l’Al Qaida fumosa dei comunicati internet o quella indicata dai rapporti dell’intelligence israeliana, ma una Al Qaida in carne e ossa, una Al Qaida che distribuisce volantini con la propria firma tra le palazzine del campo profughi di Khan Younis.
A suonare il «de profundis» a 24 ore dal summit fissato per oggi e destinato a rilanciare il negoziato della road map è stato il portavoce palestinese Nabil Abu Rudeineh, che ha addebitato il rinvio alla «scarsa preparazione».
Le voci su una possibile cancellazione circolavano sin dalla scorsa settimana quando i negoziatori israeliani, incaricati di preparare l’incontro con la controparte, avevano respinto le richieste per il rilascio di un gruppo di prigionieri palestinesi. Quel diniego, unito al rifiuto di ritirare l’esercito da altre città della Cisgiordania, ha bloccato il lavoro interlocutorio.
I palestinesi esigevano la liberazione di un gruppo di prigionieri incarcerati ancora prima degli Accordi di Oslo, il rilascio di un malato terminale e di un recluso assai anziano e un accordo per il ritorno alle loro case in Cisgiordania dei militanti deportati costretti all’esilio all’estero o deportati a Gaza dopo l’assedio alla Natività di Betlemme.
«La cosa importante sono i risultati non i tempi del summit», ha detto il negoziatore palestinese Saeb Erakat dopo un colloquio con David Welch, sottosegretario statunitense per il Medio Oriente. In agenda anche il viaggio di Abu Mazen negli Usa, dove il 29 di questo mese sarà ricevuto dal presidente George W. Bush. L’incontro israelo-palestinese, dicono fonti palestinesi, avverrà dopo il colloquio tra il capo della Casa Bianca e il numero uno dell’Anp.
L’anticipo del vertice con Sharon, originariamente fissato per novembre, era stato voluto dagli americani per rilanciare la trattativa della «road map». Erakat ha precisato che il contenzioso riguarda una ventina di prigionieri detenuti dagli inizi degli anni Ottanta nelle carceri israeliane e il ritiro delle truppe israeliane prima da Betlemme e poi da altre città. Secondo il ministro palestinese, Sufian Abu Zaydeh, incaricato di negoziare la liberazione dei detenuti, Israele pur dicendosi disposto a qualche rilascio non ha voluto formulare impegni precisi. «Questo non è abbastanza per l’opinione pubblica palestinese, Abbas avrebbe serie difficoltà ad uscire da un incontro con Sharon senza risposte sull’argomento», ha detto il ministro. La data per l’incontro a questo punto slitta di nuovo a novembre.
I timori sulla presenza di Al Qaida nella Striscia di Gaza - già annunciata via internet e confermata dall’intelligence militare israeliana – si fanno intanto sempre più concreti. Diversi volantini firmati dalla «Sezione Palestinese di Al Qaida» sono stati distribuiti tra venerdì e sabato nella zona del campo profughi di Khan Younis.
Il testo dei volantini - quasi un’introduzione all’ideologia del gruppo terrorista - spiega che l’obiettivo della formazione è il ritorno al Califfato e la creazione di un unico Stato islamico per tutti i musulmani. «La nazione musulmana è rimasta vittima della cospirazione degli infedeli che hanno distrutto il Califfato e ci hanno diviso in tanti Stati piccoli e deboli... Ora bisogna tornare a un’unica e potente nazione musulmana».
Il volantino sembra l’ultimo tentativo dei simpatizzanti di Al Qaida di far presa sull’opinione pubblica di Gaza e attirare nuovi militanti. In precedenza la misteriosa cellula di Al Qaida in Palestina aveva rivendicato con un filmato diffuso via internet il lancio di una salva di missili contro la colonia di Neve Dekalim durante il ritiro israeliano.
Un ufficiale delle forze di sicurezza dell’Autorità palestinese a Gaza ha accusato Hamas sostenendo che ad agire per nome e per conto dell’organizzazione di Osama Bin Laden sarebbe un gruppo di militanti dell’organizzazione fondamentalista. «Fanno gli interessi di quella destra israeliana - ha detto il funzionario – che prevedeva l’arrivo di Al Qaida dopo il ritiro del loro esercito».