Al Qaida lancia il rap che incita alla Jihad

Diffuso su internet il video. Protagonista un cittadino americano diventato uno dei capi del movimento terrorista in Somalia. Niente strumenti musicali ma solo il suono dei mitragliatori

«Bomba dopo bomba, esplosione dopo esplosione ci riprenderemo il nostro glorioso passato» canta il talebano moderno. Non più con il cupo ritmo dei sermoni in arabo dei tanti video di propaganda targati al Qaida. Questa volta il nuovo clip è in inglese e a ritmo di rap. Per attrarre i giovani con tentazioni fondamentaliste che vivono in Occidente e potrebbero mollare tutto per arruolarsi nelle file dei talebani somali, Abu Mansur al Amriki, «l’americano», si è inventato il video a ritmo di rap inneggiante alla guerra santa.

La nuova star della jihad musicale ha meno di trent’anni e viene dallo Stato americano del Minnesota. Nella vita normale lavorava probabilmente nel mondo delle produzioni cinematografiche. Il suo video, girato nella boscaglia somala vicino alla città di Baidoa, è molto artigianale, ma giovanile ed incredibilmente «occidentale». Senza strumenti musicali di sottofondo, perché rigorosamente proibiti da mullah Omar in persona ai tempi dell’emirato talebano in Afghanistan. Barbetta islamica d’ordinanza, kalashnikov e mimetica, «Al Amriki» non si è perso d’animo. La «musica» di sottofondo è fornita da fitte sparatorie, esplosioni e sporadici Allah o akbar (Dio è grande). Il video si intitola «imboscata a Bardale» e descrive l’attacco degli shabaab, i giovani talebani somali, contro Baidoa e le truppe etiopiche in ritirata.

Le scene sono riprese l’anno scorso, ma il clip di propaganda è in rete da poco. Su Youtube ci sono diverse versioni. Dura 32 minuti, ma quello che colpisce è la parte centrale. Con le immagini dei talebani somali che corrono mascherati e armati fino ai denti al Amriki intona il Jihad rap. «Missile dopo missile, razzo dopo razzo non fermarti finchè non li avrai mandati all’inferno» canta con tono altalenante il giovane fondamentalista. All’inferno ci devono andare i miscredenti, a cominciare dai soldati etiopici alleati degli americani. Le strofe sono pronunciate in perfetto inglese e con una vocalità decente, che potrebbe facilmente far accedere l’autore ad X Factor.
«Lontano dalla tua famiglia e dai tuoi amici resti al freddo in attesa del nemico», continua la canzone rap dei talebani somali. Lo aiutano altre voci maschili, sempre in perfetto inglese. Lo stesso al Amriki si fa filmare con alcuni giovani mascherati ed armati facendo capire che vengono dall’Occidente. Probabilmente si tratta di immigrati in Europa di seconda o terza generazione.

Poi si va sul truce inneggiando al nemico infedele che salta sulle trappole esplosive e finisce nelle imboscate dei mujaheddin. «Uccisione dopo uccisione non ci fermeremo mai», recita il rap sanguinario di Al Qaida. Le parole invasione e attacco, da parte degli odiati americani, vengono ripetute più volte per essere seguite dal concetto di “giusta” rappresaglia islamica. A differenza dei video dei compassati sermoni di Osama Bin Laden o del suo braccio destro Ayman al Zawahiri, con immagini fisse da professori del Jihad, il nuovo filmato è una rivoluzione. Dal rap si passa alle immagini di una vera imboscata contro gli etiopici che appoggiano il governo transitorio somalo. Dopo una serie infinita di «Allah o akbar» pronunciati sottovoce, per non farsi sentire dai soldati che stanno finendo in trappola, esplode una furiosa sparatoria. Appena prima il cantante del Jihad rap si fa riprendere con Mokhtar Robow, mentre pianifica l’attacco. Robow è un omaccione dall’aspetto scimmiesco, che si fece le ossa nei campi di Al Qaida in Afghanistan prima dell’11 settembre 2001. Poi i miliziani islamici marciano e ripetono i versetti del Corano in arabo, con sottotitoli in inglese. Un segnale evidente che il video è rivolto agli “occidentali” di fede musulmana per attirarli nella guerra santa internazionale.

L’unico precedente del genere, che scimiottava il rap, è «Dirty kuffar» (sporco infedele), diffuso nel 2004 a Londra. Il video incitava al terrorismo islamico, ma senza indicare alcun gruppo in particolare e l’autore era anonimo. Questa volta la musica rap in nome della guerra santa si è trasferita nell’inferno somalo.