Al Qaida minaccia attacchi devastanti in Irak

Un messaggio con la promessa di azioni clamorose: «Scuoteremo il nemico come un terremoto». Il comandante delle truppe Usa: «Cercheranno di fare ciò che dicono»

Fausto Biloslavo

Al Qaida in Irak minaccia «di scuotere il nemico come un terremoto» con nuovi attentati e ribadisce il giuramento di fedeltà a Osama bin Laden. I vertici dell’organizzazione terroristica in Mesopotamia avrebbero tenuto una riunione d’emergenza mercoledì scorso, dopo l’uccisione del loro leader, Abu Musab Al Zarqawi. Un comunicato apparso ieri su un forum islamico, vicino ad Al Qaida, ha annunciato «grandi attacchi che scuoteranno il nemico come un terremoto, risvegliandolo dal sonno».
Inoltre gli eredi di Zarqawi rinnovano «l’alleanza con il leader di al Qaida, lo sceicco Osama bin Laden, che Allah lo protegga». I nuovi emiri della rete del terrore in Irak affermano che «se Allah vorrà egli (Bin Laden, ndr) sarà soddisfatto delle azioni dei suoi soldati in Irak».
L’autenticità del documento non è stato ancora verificata, ma ieri il generale George Casey, comandante del contingente Usa in Irak, ha dichiarato di prendere su serio le minacce di al Qaida. «Cercheranno di fare quello che hanno detto», ovvero condurre grossi attacchi, ha detto Casey.
Il comunicato è firmato dalla Shura dei mujaheddin, una specie di Consiglio dei «guerrieri santi», che da gennaio aveva unito molti dei gruppi salafiti operanti in Irak, compresa Al Qaida, la forza dominante. Il documento è articolato e diviso cinque punti. «Tutti i capi sono d’accordo nella necessità di proseguire sul cammino della Jihad per far sì che la morte del loro emiro (Al Zarqawi, ndr) non influisca sulle attività dell'organizzazione», si legge come primo punto della nota apparsa in rete.
L’organizzazione si impegna a riprendere gli attentati in nome di Zarqawi e di altri leader di Al Qaida uccisi prima di lui, come Abu Anas al-Shami, Omar Adid, Abu Azzam e Abdullah al-Rushud.
Al secondo punto si arringano le truppe dei volontari kamikaze. «La parola lealtà ha assunto un nuovo significato per i soldati della Jihad. A chi conduceva la guerra santa solo per Abu Musab - prosegue il comunicato diffuso ieri - diciamo che ora è un martire, ma a chi porta avanti la Jihad sulla via di Allah diciamo che Allah è vivo e non muore». Con il terzo punto gli eredi di Al Zarqawi rinnovano «il giuramento di fedeltà all’emiro di Al Qaida, Abu Abdullah Osama bin Laden».
Il punto quattro è uno dei più interessanti ed enigmatici, perché si limita a sottolineare «la valutazione delle particolari posizioni dei membri del Consiglio dei mujaheddin». Dovrebbe essere un riferimento al successore di Al Zarqawi, che non è stato ancora nominato. Ma sembra sempre più probabile che il nuovo capo di Al Qaida in Irak sarà l’iracheno Abu Abdul Rahman al Iraqi, il braccio destro di Al Zarqawi. Gli americani avevano annunciato di averlo ucciso nel bombardamento del covo della primula rossa, si tratta forse di un caso di omonimia con un altro seguace di Al Qaida.
La scelta ricadrebbe su un iracheno per motivi politici, tenendo conto che al Zarqawi si era alienato gran parte delle simpatie degli altri gruppi guerriglieri iracheni. Questi ultimi criticavano fortemente, come gli stessi vertici di al Qaida, i metodi troppo sanguinari e stragisti di Al Zarqawi e sospettavano di lui essendo uno «straniero» di nazionalità giordana.
Il quinto e ultimo punto del comunicato riguarda la minaccia di attentati clamorosi che «ossessioneranno il nemico» e verranno pianificati in «coordinamento con le altre fazioni del Consiglio dei mujaheddin». Il continuo riferimento alla Shura è significativo tenendo conto che proprio Al Iraqi aveva messo in ombra Al Zarqawi imponendo la costituzione del Consiglio dei guerrieri santi. L’ala più estremista e terrorista della guerriglia è composta da due grosse organizzazioni: «Al Qaida fra i due fiumi» e «Ansar al Sunna». Almeno 59 gruppi fanno riferimento ad Al Qaida, ma solo 14 hanno una capacità operativa importante. Con la svolta della Shura, che raccoglie i maggiori movimenti salafiti, compresa Al Qaida, la stella di al Zarqawi aveva cominciato a tramontare.
La posta in gioco, dopo la sua morte, è l’influenza sulla base più estremista degli insorti sunniti. Secondo stime di intelligence, i numeri variano da un minimo di 1500 terroristi ad un massimo di 6000, compresi i fiancheggiatori e non solo i kamikaze.