Al Qaida minaccia, Dakar cancellata

Lo stop alla vigilia della partenza della corsa che parte da parigi dopo che il giorno di Natale quattro francesi erano stati uccisi da terroristi in Mauritania

Una volta si chiamava Paris-Dakar, era un turbine di brivido e sabbia e non si fermava mai. Neppure davanti alla morte dei suoi partecipanti. Neanche dinanzi a quella di Thierry Sabine, l'inventore e padre padrone della grande traversata scomparso in un incidente d'elicottero nell'edizione del 1986. Oggi si chiama semplicemente Rally di Dakar, ma non arriva neppure al via. Per la prima volta in 29 anni hanno dovuto fermarla, cancellarla, annullarla. L'impresa mai riuscita alla morte è riuscita ad Al Qaida. Per la prima volta la rombante carovana di moto, auto e camion non accenderà i motori, non solcherà il Sahara, non vedrà le spiagge dell'Atlantico.
«A causa della minacce di alcune organizzazioni terroriste non possiamo far altro che sospendere l'evento sportivo», annuncia un mesto comunicato del comitato organizzatore diffuso 24 ore prima della partenza prevista per questa mattina da Lisbona. Quest'oggi dunque corridori e meccanici faranno i bagagli e torneranno a casa. Laggiù tra le piste della Mauritania dove un tempo s'incontravano dromedari e uomini blu delle tribù tuareg s'aggira il fantasma minaccioso del fondamentalismo. Un fantasma che adesso gongola e annuncia sui propri siti una grande vittoria ai danni di un evento simbolo dell'Occidente.
Il 25 dicembre i suoi manutengoli hanno massacrato una famiglia francese in vacanza in Mauritania, hanno lasciato un padre in agonia accanto ai corpi dissanguati di quattro figli. Giorni dopo hanno attaccato un posto di blocco dell'esercito, massacrato tre soldati, abbandonato i loro cadaveri sgozzati tra veicoli e tende bruciati. Poi la solita macabra rivendicazione, la sigla ormai abituale di «Al Qaida per il Maghreb Islamico». La stessa che semina morte ad Algeri e nel vicino Marocco. La stessa che, mentre l'Europa si prepara al Capodanno, lancia i suoi strali contro la grande traversata nel deserto.
Minacce e segnali allarmanti esaminati e analizzati con discrezione dai servizi segreti francesi. Le autorità della Mauritania, poco disposte a rinunciare agli introiti dell'annuale sarabanda, annunciano di esser pronte a sigillare il Paese, a serrare le maglie della sicurezza dispiegando tremila soldati ai quattro angoli del deserto. Buone intenzioni, ma insufficienti a garantire la sicurezza di quel serpentone di 550 veicoli e tremila persone in disordinato movimento tra dune e sabbie delle otto tappe in terra di Mauritania. I servizi segreti di Parigi lo fanno capire chiaramente al ministro degli Esteri Bernard Kouchner e al presidente Nicolas Sarkozy. I più duri da convincere sono gli organizzatori, i dirigenti dell'Amaury Sports Organisation. Loro pensano ai milioni di euro garantiti dall'evento, pretendono di partire ad ogni costo.
È un braccio di ferro cinico, discreto ed estenuante, ma alla fine il governo ha la meglio. Dopo il consiglio dei ministri di giovedì il ministro francese fa capire che i rischi sono assai reali, che in caso di tragedia nessuno potrà dire di non aver saputo. La corsa si ferma per la prima volta in 29 anni e Kouchner, per tutta ricompensa, plaude alla prudenza di chi ha ascoltato i consigli dell'esecutivo. «Quella corsa - dichiara - si svolge in un contesto geografico complicato e d'insufficiente sicurezza, aver scelto la sicurezza mi sembra assai saggio».
A rallegrarsi più di tutti per quel colpo imposto ad uno dei simboli sportivi dell'Occidente sono i simpatizzanti di Al Qaida. La cancellazione dal loro punto di vista rappresenta una grande vittoria. «Si tratta di un grande colpo inferto da Al Qaida nel Maghreb islamico», annuncia il sito «Al Hesba», mentre su un altro sito Abu Maysara al-Andalusi sottolinea il successo di una «Guerra Santa capace di cambiare i piani di una grande potenza come quella francese e di un suo alleato come la Mauritania. Abbiamo sconvolto - spiega al-Andalusi - i progetti economici e turistici di questo Paese».