Al Qaida minaccia l’Italia: ha deriso il Profeta

Il presidente Karzai definisce il braccio destro di bin Laden «il peggior nemico del nostro Paese»

Fausto Biloslavo

Il numero due di Al Qaida, l’egiziano Ayman al Zawahiri, riappare in video incitando gli afghani alla rivolta contro le truppe internazionali e minacciando l’Italia, rea di aver preso in giro Maometto con la vicenda delle vignette satiriche sul profeta. Il «dottore», come viene soprannominato per la sua laurea in Medicina, detta la linea della guerra santa globale, mettendo sempre più in ombra Osama bin Laden, il fondatore della rete del terrore.
«Fratelli musulmani di Kabul e dell’Afghanistan dovete fare fronte unico con i mujaheddin per cacciare le forze che ci invadono, liberare l’Afghanistan musulmano e ripristinare la sharia», esorta Al Zawahiri in un video messaggio di solo 3 minuti e 44 secondi mandato in onda ieri dalla Tv araba Al Jazeera. Il numero due di Al Qaida denuncia anche «le provocazioni dei danesi, dei francesi e degli italiani che hanno deriso la figura del Profeta e della sua pura famiglia. Per questo io invito specialmente Kabul e tutto l’Afghanistan ad avere una posizione sincera sulla via di Allah, di fronte alle forze miscredenti che invadono i Paesi islamici e che riempiono il cielo di Kabul con bandiere di tutti i colori».
Il riferimento all’Italia riguarda la vicenda della satira su Maometto, che Al Zawahiri aveva già trattato in un precedente messaggio minacciando l’ex ministro leghista Roberto Calderoli, che aveva indossato e mostrato in televisione una maglietta che raffigurava una delle vignette incriminate.
L’incitamento alla rivolta, con un invito «a riflettere sulla storia dei vostri padri che hanno resistito all’invasione», si riferisce alla lotta vittoriosa negli anni Ottanta contro l’invasione dell’Armata rossa, che vide impegnati lo stesso Bin Laden e Al Zawahiri.
Il video è stato girato un giorno dopo i gravi tumulti che hanno sconvolto la capitale afghana il 29 maggio, a causa di un incidente stradale provocato da un veicolo americano. Nei disordini che ne erano seguiti ci furono almeno 20 morti e decine di feriti. Al Zawahiri parla dei tumulti e accusa di «crimini» le forze Usa. «Fratelli musulmani di Kabul l’ultimo attacco americano contro di voi fa parte di una lunga serie di uccisioni di innocenti a Khost, Uruzgan, Helmand, Kandahar, Kunar (tutte province infestate dalla guerriglia talebana nda). Uccisioni precedute dalle torture avvenute a Kandahar, a Bagram, nella prigione dell’oscurità a Kabul, e dalle offese rivolte al nobile Corano avvenute a Guantanamo», sottolinea il dottore del terrore puntando il dito contro i documentati abusi nei confronti dei prigionieri talebani o appartenenti ad Al Qaida.
«Per questo vi chiedo di resistere contro questa occupazione miscredente e oppressiva dei Paesi islamici. L’invito è rivolto in particolare ai giovani musulmani delle scuole e delle università di Kabul, perché è un loro dovere dettato dalla sharia difendere la propria religione, il proprio onore e il proprio Paese», incita Al Zawahiri sapendo bene che i tumulti del 29 maggio sono stati aizzati anche dai nuclei fondamentalisti annidati all’università. Il dottore, con il turbante bianco e l’immancabile kalashnikov al fianco, indossa una tunica grigia su uno sfondo nero e guarda fisso nell’obiettivo della telecamera.
Sull’apparizione di Al Zawahiri è intervenuto il presidente afghano Hamid Karzai, definendolo «il peggior nemico del popolo afghano e del resto del mondo». Durante la conferenza stampa, in cui si è parlato del vice di Bin Laden, il presidente ha anche lanciato un appello alla comunità internazionale a riesaminare l’attuale approccio della guerra al terrore in Afghanistan. «Non è accettabile che nelle ultime tre o quattro settimane le vittime siano fra 500 e 600. Anche trattandosi di talebani sono sempre figli di questa terra», ha detto Karzai.
Prima della recente escalation erano un migliaio le vittime del conflitto dall’inizio dell’anno, compresi una quarantina di soldati delle forze internazionali. Mercoledì sono rimasti uccisi quattro militari americani nella zona orientale del Paese, erano impegnati nell’operazione Mountain Lion iniziata a metà aprile, che punta a distruggere i santuari dei talebani e di al Qaida nelle province più calde.