Al Qaida minaccia Usa e Gran Bretagna

Dubai. Uno dei luogotenenti di Osama bin Laden, Abu Yahya al-Libi, ha rivolto un appello a sferrare nuovi attacchi terroristici in Occidente, in particolare contro Gran Bretagna e Stati Uniti. In un video di 31 minuti diffuso ieri su un sito islamico e di cui dà notizia un istituto americano specializzato nel monitoraggio dei siti estremisti, Libi ha accusato Londra di essere responsabile della «consegna della Palestina a Israele». «È tempo - ha detto al-Libi - che questo Paese colpevole, intendo la Gran Bretagna, paghi per il suo crimine storico». Tra i Paesi occidentali minacciati nel video figurano anche gli Stati Uniti. Nel video gli israeliani, autori dell’attacco a Gaza, vengono indicati come «fratelli delle scimmie e dei maiali». Al-Libi ha anche espresso soddisfazione per gli attentati sanguinari di Mumbai che, lo scorso novembre, hanno causato la morte di 183 persone. Nato in Libia, 45 anni, Al-Libi è uno dei collaboratori più stretti di Osama. Si ritiene che viva nascosto nelle basi di Al Qaida in Afghanistan e nelle zone tribali del Pakistan.
E mentre il nuovo presidente degli Stati Uniti manda in Medio Oriente il suo inviato George Mitchell, i primi effetti della rinnovata politica di Barack Obama sembrano già riscontrabili. Il premier israeliano Ehud Olmert, infatti, parla di «tregua fragile» a Gaza, ma intanto riapre di fatto il discorso sulla trattativa con Hamas per ottenere il rilascio del caporale Gilad Shalit, prigioniero dei palestinesi da ormai due anni e mezzo. Alcuni ministri israeliani hanno già anticipato che nel governo sta maturando la disponibilità a «pagare un prezzo terribile»: fino a includere in un “baratto” (Shalit in cambio di centinaia di detenuti palestinesi custoditi nelle carceri israeliane) «numerosi assassini» rispetto ai quali il premier Ehud Olmert aveva sempre opposto il veto.
Un ammorbidimento che non si estende però ad altri dossier. E in particolare alla riapertura dei varchi di confine con Gaza, sollecitata mercoledì dall’Unione Europea e ieri di nuovo dall’agenzia Onu che assiste i rifugiati nella Striscia (Unrwa), ma che per il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, potrà avvenire solo in presenza di garanzie granitiche sul controllo dei passaggi dai quali Israele teme un riarmo di Hamas. A cominciare da quei tunnel alla frontiera fra Egitto e Striscia di Gaza contro cui Israele si riserva comunque «il diritto di tornare ad agire militarmente» in ogni momento, ha ammonito Livni. Senza appaltare la propria difesa ad alcuno: «egiziani, europei o americani» che siano.