Al Qaida, nuovo attacco al Papa «Offende l’islam e i musulmani»

Ennesimo messaggio video del numero due Al Zawahiri che torna a criticare anche la politica estera iraniana

Cita Benedetto XVI e lo definisce il Papa che offende i musulmani. Attacca gli ulema sauditi e li accusa di dissuadere dalla «guerra santa» i mujaheddin pronti a combattere in Afghanistan e in Irak. Scomunica gli iraniani e li denuncia per aver aizzato sciiti contro sunniti tralasciando lo scontro con Washington. Condanna come traditori gli iracheni pronti ad allearsi con gli Usa e invita a farne piazza pulita.
Ayman al Zawahiri, il numero due di Al Qaida, ritorna su internet e attacca a tutto campo. Per farlo si concede una sceneggiata di 97 minuti in cui argomenti e invettive diventano risposte alle domande di uno sconosciuto intervistatore. E non finisce lì. Al Sahab, il marchio a cui la multinazionale del terrore affida le sue strategie comunicative, è ora pronta a sperimentare la prima forma di propaganda interattiva offrendo un mese di tempo per mettere su internet domande e commenti.
L’inedita apertura, l’immagine di un Al Zawahiri ripreso accanto a una libreria e a un kalashnikov, l’attribuzione all’ex medico egiziano di quel titolo di sceicco riservato solitamente a Osama bin Laden, indicano la possibilità di una lotta per il controllo dell’organizzazione e, forse, di una transizione in rapido divenire. E la scelta di trasformare l’intervista in un lungo girotondo intorno ai temi più dibattuti dalla galassia al-qaidista punta probabilmente a una più vasta audience.
L’escursione a 360 gradi consente all’ex medico egiziano di attaccare anche il Pontefice. Per colpire Papa Ratzinger, il numero due di Al Qaida sfrutta la visita in Vaticano del saudita re Abdallah, e denuncia la disponibilità del sovrano nei confronti di un Pontefice colpevole di aver offeso i musulmani. Il riferimento è sempre al discorso di Ratisbona, già fonte di mille polemiche, ma anche di un articolato chiarimento da parte del Pontefice.
L’obbiettivo principale di Al Zawahiri resta comunque l’Arabia Saudita, la sua dinastia e le sue autorità religiose. «A quegli ulema voglio chiedere - dice Al Zawahiri - perché il jihad contro i russi fosse un dovere, e sia invece vietato combattere gli americani in Afghanistan... Questi muftì fedeli a Bush devono spiegare quanto sia appropriato per l’uomo al governo far visita a un Papa che ha offeso l’Islam e i musulmani».
Il bravo militante deve anche far attenzione a non prendere troppo sul serio il presidente iraniano Mahmoud, le sue tirate anti-americane e le promesse di cancellare dalla carta lo Stato ebraico. Teheran, secondo Al Zawahiri, minaccia gli Stati Uniti di ritorsioni in caso di attacco, ma non muove un dito per difendere la tomba di Alì a Najaf, il luogo più sacro per la religione sciita. «Non possiamo allearci con l’Iran, perché mentre eravamo impegnati nella guerra a crociati e sionisti abbiamo visto gli iraniani aiutare gli americani nella guerra in Irak e in Afghanistan».
La parte più ampia dell’intervista punta a sfatare l’idea che gli americani siano riusciti a imprimere una svolta al conflitto iracheno conquistando l’alleanza dei sunniti e mettendo alle corde le cellule al qaidiste. Per Zawahiri, la situazione sul «nostro più importante campo di battaglia» è invece eccellente, anche se “la gigantesca macchina della propaganda in America cerca d’ingannare la gente».
Ma per dimostrare le sue buone ragioni non gli resta, alla fine, che sfruttare il ritiro britannico dalla provincia di Bassora spacciandolo come la fuga dall’Irak del miglior alleato degli Stati Uniti.