Al Qaida: il Papa prepara una crociata anti islam

La Santa Sede: «Le minacce confermano l’urgenza dell’impegno di tutte le forze contrarie alla violenza»

Al Qaida attacca il Santo Padre per il suo viaggio in Turchia bollandolo come l'avanguardia di una nuova crociata. «Questa visita del Papa ha lo scopo di preparare una campagna crociata contro i Paesi islamici ­ recita un comunicato dei terroristi - in seguito al fallimento dei capi crociati come Bush, Blair, Berlusconi e Howard (il premier australiano, ndr), nel tentativo di spegnere la fiamma dell'Islam accesa dai fratelli musulmani in Turchia».
La delirante accusa è contenuta in un messaggio diffuso ieri dallo “Stato islamico iracheno”, la nuova sigla utilizzata dalla costola di Al Qaida fondata dal defunto Abu Musab Al Zarqawi, ucciso in Irak in un raid americano il 7 giugno scorso. Ora l’organizzazione del terrore, che punta a creare il Califfato partendo dall’Irak, ma espandendosi in altri paesi islamici, compresa la Turchia, è guidata da Abu Hamza al Muhajir, un tagliagole di origini egiziane.
Secondo i terroristi, obiettivo della visita del Papa in Turchia è «cancellare la tradizione islamica e tagliare le radici islamiche colpite nel loro profondo per far restare i turchi nel fango della laicità fondata dall'ebreo Atatürk (fondatore della Turchia moderna, ndr) e spingerli nelle braccia dell'Unione europea per fermare l'ondata islamica».
L’ala politica di Al Qaida è ovviamente sicura «della sconfitta dei romani (vocabolo usato nell'arabo medioevale per definire gli occidentali, ndr) in tutti i Paesi islamici». Nel comunicato si ricorda che il viaggio del Santo Padre avviene dopo le polemiche sulle frasi relative all’Islam pronunciate da Ratzinger a Ratisbona.
«Il Papa del Vaticano ha iniziato la sua visita in Turchia pochi mesi dopo il suo attacco all'Islam e al suo profeta Maometto e avviene in un momento straordinario per il mondo islamico - si legge nel comunicato -. Le ondate della campagna crociata ordita contro il mondo islamico si sono abbattute sulle rocce dei mujaheddin e il loro silenzio (dei «crociati», ndr) rivela che sono arrivati a un vicolo cieco in Afghanistan e in Irak».
Il Vaticano fa sapere che Benedetto XVI prosegue «con serenità» la sua visita in Turchia, per nulla intimidito dall’attacco di Al Qaida. «Non c'è preoccupazione per questo tipo di messaggi che confermano ancora una volta l'urgenza e l'importanza dell'impegno comune di tutte le forze contrarie all'uso della violenza», ha detto ai giornalisti padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.
Il messaggio di Al Qaida, però, è rivolto anche all’opinione pubblica turca con l’obiettivo di attrarre nuovi adepti. Lo scorso anno il vice capo della polizia di Istanbul aveva denunciato che circa un migliaio di esponenti o fiancheggiatori di Al Qaida erano sotto sorveglianza in Turchia. La dichiarazione innescò polemiche sulla sua veridicità, ma pochi giorni dopo, il 10 agosto, veniva sventato una clamoroso attentato ad una nave passeggeri israeliana.
Un terrorista di origini siriane, Louai Sakra, fu arrestato mentre pianificava l’attentato con dei battelli carichi di una tonnellata di esplosivo. Sakra aveva conosciuto Osama Bin Laden ed era stato addestrato da “Ansar al Islam” nel nord dell’Irak, lo stesso gruppo che ospitò Al Zarqawi. Secondo l’intelligence turca sono fra 1500 e 2000 i giovani turchi, volontari della guerra santa internazionale, che hanno combattuto in Afghanistan, Cecenia, Bosnia, Kosovo ed ora in Irak, come alcuni degli inquisiti per le bombe contro una sinagoga ed interessi britannici ad Istanbul nel novembre 2003.
I gruppi locali, vicini ad Al Qaida, sono gli hezbollah curdi e il “Fronte islamico dei cavalieri del Grande Oriente”. Il Fronte si batte per la formazione di uno «stato islamico puro» e l’applicazione della sharia, la legge islamica. Il capo del gruppo radicale, Salih Mirzabeyoglu, sconta l’ergastolo in una cella di tre passi per due dopo la commutazione della pena capitale che gli era stata inflitta.
In giugno lo stesso Ayman Al Zawahiri, numero due di Al Qaida, ha attaccato il governo turco, in un videomessaggio, accusandolo di «stravolgere l’Islam», di avere riconosciuto Israele e di permettere l’utilizzo di basi locali agli americani che «combattono contro i mujaheddin».