Al Qaida rivendica: «Puniti crociati e sionisti»

Il testo contiene le consuete minacce agli infedeli occidentali e un avvertimento al governo del Cairo: «Abbiamo vendicato i nostri compagni torturati e uccisi nelle vostre prigioni»

Fausto Biloslavo

«A Sharm el-Sheikh i mujaheddin hanno inflitto un colpo devastante a crociati, sionisti e all’infedele regime egiziano», tuona un comunicato delle Brigate Abdullah Azzam, un altro gruppo della costellazione di Al Qaida, che prende il nome dal mentore palestinese di Osama bin Laden. Una firma molto simile dell’attentato dello scorso ottobre alla località turistica egiziana di Taba, che provocò 34 morti comprese due giovani sorelle italiane.
Dopo la strage notturna sul Mar Rosso è apparso su internet un documento di rivendicazione dal titolo inequivocabile: «Le Brigate Abdullah Azzam rivendicano l’attentato di Sharm el-Sheikh». Come sempre in questi casi è difficile verificarne l’attendibilità, ma alcuni riferimenti evidenziano il filo di sangue che unisce Taba a Sharm el-Sheikh. «I fratelli mujaheddin hanno inferto un duro colpo ­ si legge nel delirante comunicato ­ colpendo gli alberghi Ghazalia e distruggendo il mercato vecchio, dove si trovavano centinaia di sionisti e crociati». Come per gli attentati di Londra, le Brigate Azzam sottolineano che «l’operazione è avvenuta in risposta ai crimini delle forze del male che spargono il sangue dei musulmani in Irak, Afghanistan, Palestina e Cecenia». Chiaro il riferimento alle truppe americane, occidentali, israeliane e russe che combattono contro guerriglieri e terroristi islamici.
Infine è significativo il riferimento interno: «Vogliamo affermare ad alta voce che non abbiamo paura della spada del boia in Egitto e che non perdoneremo coloro i quali nuocciono ai nostri fratelli nell’eroico Sinai». Il «boia» è il presidente egiziano Mubarak, che punta alla riconferma nelle prime lezioni pseudo libere de Il Cairo. «I fratelli dell’eroico Sinai», invece, sono le decine di sospetti, per lo più beduini e palestinesi, arrestati in una serie di rastrellamenti dopo gli attentati di Taba. «Giuriamo» si legge infatti nel comunicato dei presunti terroristi «di vendicare i martiri del Sinai trucidati dal tiranno egiziano». Alcuni arrestati sono morti in carcere e altri hanno denunciato di aver subito torture e sevizie.
La strage di ottobre fu rivendicata dai «Martiri Azzam», ma il governo egiziano fece di tutto per allontanare l’ombra di Al Qaida sostenendo che si trattava di una scheggia impazzita del terrorismo guidata da un palestinese assieme a beduini locali. I servizi israeliani, invece, erano convinti che si trattasse di una vera e propria cellula legata alla rete di Bin Laden. Non a caso le Brigate Abdullah Azzam sostengono di far parte dell’ «Organizzazione di Al Qaida nel Levante e in Egitto».
Anche la scelta del nome è significativa: Azzam era niente meno che il padre spirituale di Bin Laden. Palestinese, nato a Jenin, in Cisgiordania, nel 1944, venne soprannominato «l’emiro del jihad», in quanto fu uno dei primi predicatori a mobilitare i giovani radicali musulmani nella guerra santa internazionale. Azzam era uno degli ideologi che portò alla formazione del gruppo estremista palestinese Hamas, che ieri ha preso prudentemente le distanze dalla strage. Esponente dei Fratelli musulmani trovò rifugio prima in Giordania e poi in Arabia Saudita, quando l’organizzazione islamica subì una dura repressione in Egitto. Grazie alla monarchia saudita ottenne un posto da professore universitario. Nell’ateneo King Abdul Aziz insegnò a un giovane studente che si chiamava Osama bin Laden, di cui divenne ben presto il mentore fra il 1986 e l’87. Il futuro sceicco del terrore e il professore della guerra santa si trasferirono ben presto a Peshawar, la Casablanca pachistana di allora, dove fondarono il Maktab al-Khidamat, un ufficio di smistamento dei volontari islamici che andavano a combattere contro i sovietici in Afghansitan.
Nel 1988 nella moschea Al Farook, a Brooklyn, Azzam tenne la «Prima conferenza internazionale del Jihad» invitando i duecento presenti a «condurre la guerra santa ovunque si trovino e non limitarsi alla Palestina e all’Afghanistan». Parole profetiche, che però non bastavano a Bin Laden, che lo stesso anno si allontanò dal padre spirituale fondando Al Qaida. Nell’89 Azzam saltò in aria a Peshawar e ancora oggi non è chiaro chi lo uccise. La pista più accreditata punta a dei rivali afghani dell’emiro del jihad, ma alcuni sospetti ricadono sullo stesso Bin Laden, che non voleva rivali nel campo del terrore. Azzam è comunque rimasto un mito dell’estremismo islamico, in quanto predicatore della globalizzazione del jihad, ripescato nel sangue dalle nuove leve egiziane di Al Qaida.