Al Qaida smentisce D’Alema

Massimo Introvigne

Come ormai tutti sanno, avvicinandosi le elezioni di medio termine, i Democratici americani per guadagnare qualche voto hanno diffuso alla stampa internazionale - certe cose non succedono solo da noi - alcuni brani di un documento segreto del coordinamento delle agenzie americane di intelligence sul terrorismo internazionale, che - secondo gli avversari di Bush - confermerebbero che «la guerra in Irak ha generato nuovi terroristi». La sinistra di tutto il mondo - D'Alema compreso - è saltata sul carro del «L'avevamo detto noi». I rapporti di intelligence, però, sono un po' come i discorsi del Papa. Se uno cita tre righe di un documento di trenta pagine riesce a fargli dire più o meno quello che vuole. Bush ha risposto pubblicando non tutto il documento - il che, afferma, darebbe informazioni ai terroristi sulle prossime mosse americane - ma le tre pagine e mezzo dove è contenuta la frase incriminata. Vi si legge esattamente che: «Se (il mondo islamico, ndr) percepirà che i jihadisti in Irak stanno vincendo, questo produrrà nuovi terroristi. Ma se la percezione sarà che i jihadisti in Irak hanno fallito, un numero minore di terroristi sarà indotto a continuare la sua lotta». Come si vede, non è proprio come la racconta D'Alema.
Inoltre, il documento non dice che Al Qaida non aveva contatti con il regime di Saddam prima dell'11 settembre, altro punto subito strombazzato da D'Alema, ma che Saddam Hussein ha affermato che questi contatti non esistevano. Anche qui la cosa è un po' diversa. E a chiarire le cose, oltre a Bush è intervenuta Al Qaida. In un documento ampiamente diffuso, la cui autenticità non è messa in dubbio neppure dagli specialisti di Al Qaida più ostili a Bush, Muhamad Ibrahim Makkawi, attuale numero tre di Al Qaida, conferma che il defunto al-Zarqawi, già comandante di Al Qaida in Irak, è entrato nell'organizzazione terroristica nel 1999, dopo un incontro a Kandahar con lo stesso Osama, anche se per ragioni politiche ha confermato la sua appartenenza all'internazionale del terrore solo nel 2004. Quindi, dopo l'11 settembre 2001, ha preparato con Saddam Hussein un'organizzazione clandestina (una sorta di «Gladio verde») destinata ad attivarsi in caso di invasione e occupazione americana dell'Irak. Le stesse cose al-Zarqawi aveva detto del resto prima di morire in un libro-intervista diventato un best seller nei Paesi arabi.
Al Qaida e in particolare l'egiziano Makkawi - un fedelissimo di Bin Laden - non ama al-Zarqawi, un fanatico anti-sciita che ha cercato di scalare troppo rapidamente i vertici dell'organizzazione. Probabilmente Bin Laden ha anche mandato al-Zarqawi consapevolmente a morire. Ma Al Qaida ha interesse a rinsaldare i legami con i nostalgici di Saddam in Irak, mostrando che il sodalizio con l'ex-dittatore è di vecchia data, e a rivendicare una sorta di primogenitura sulla sedicente resistenza irakena.
Conclusione: Al Qaida operava in simbiosi con Saddam Hussein già dal 1999, quando presidente era Clinton, e l'11 settembre 2001 il rapporto Al Qaida-Saddam era in piena fioritura tramite al-Zarqawi. Lo nega Saddam, come nega tante altre cose nel suo processo. Lo ha sempre affermato al-Zarqawi, e lo conferma Al Qaida. A chi hanno interesse a credere i Democratici americani e D'Alema, per cui la guerra in Irak era «illegale» e inutile, è evidente. Ma la verità storica è un'altra cosa.