Al Qaida torna a colpire Kamikaze fa strage di turisti nello Yemen

Uno spettro torna ad incombere, forse ingigantito, sull’intero mondo civile. Ha un nome che tutti abbiamo imparato da tempo a leggere e pronunciare: Al Qaida. Forse ci eravamo ormai abituati, tentati dal dare ragione a chi sosteneva che l’organizzazione fondata da Osama Bin Laden sarebbe, a quasi sei anni dalla strage delle Torri Gemelle di Manhattan, in declino, militarmente indebolita, decimata nei quadri, forse addirittura a poco a poco rigettata non solo dalla maggioranza dei musulmani ma anche nello stesso ambito degli integralisti, che si sarebbero stancati del coinvolgimento in gesti di terrore che si fanno sempre più indiscriminati e, al limite, autolesionisti. Si diffondeva invece, anche fra i non ottimisti, l’ipotesi che il braccio «militare» di Al Qaida fosse in declino e che Osama Bin Laden venisse sospinto sempre più nel ruolo di ispiratore ideologico di vari gruppi più o meno spontanei che si richiamavano al suo nome a fini propagandistici. Parevano confermare questa ipotesi anche gli sviluppi in Irak, con l’ascesa degli sciiti, che di Al Qaida sono nemici e, fra i sunniti, di sigle un po’ più «laiche» riconducibili ai nostalgici del Baath se non di Saddam Hussein.
In questo quadro si era tentati di collocare anche i due più sanguinosi attentati nell’Europa occidentale: la strage di Madrid del marzo 2004 e quella di Londra del luglio 2005. Ma negli ultimi giorni, anzi nelle ultime ore, si fa luce un’ipotesi assai diversa, ravvivata dai nuovi attacchi contro la Gran Bretagna (datati quasi esattamente al secondo anniversario dei precedenti) e infine dall’eccidio di turisti spagnoli nello Yemen. Un evento, quest’ultimo, che si distingue dalle precedenti azioni, che erano sì dirette contro dei visitatori occidentali, ma nella forma di rapimenti per riscatto. Questa volta i terroristi hanno colpito per uccidere ed immediatamente è venuta la rivendicazione da parte di Al Qaida. A Londra e a Glasgow questa finora manca e abbiamo invece la denuncia precisa del governo britannico, sottolineata dalla proclamazione del massimo livello di allerta in tutto il Paese. I fatti darebbero ragione, dunque, alle autorità di Londra, che da tempo consideravano la «commemorazione» del 7 luglio 2005 una minaccia concreta e per questo avevano moltiplicato le misure di sicurezza già prima che i terroristi colpissero. Una prudenza che si è rivelata fondamentale nel limitare le conseguenze degli attentati, forse addirittura nel prevenirli.
Al Qaida ritorna? Non se n’era mai andata, ma la sua apparente «rinascita» solleva interrogativi di più di un tipo. In primo luogo «perché oggi». Perché, è la prima spiegazione che si affaccia, la setta del terrore - con le sue dépendance - avrebbe deciso che è giunto il momento di allargare il fronte, allentando la morsa sull’Irak (che scivola nel caos anche senza bisogno di un intervento «mirato») e di cercar battaglia - e vittime - altrove. A cominciare dall’Afghanistan, dove si assiste al «ritorno» in forze dei talebani, contrastato tatticamente da una controffensiva angloamericana ma che dà segno di estendersi altrove fino a traboccare al di là della frontiera in diverse province del Pakistan. L’altro obiettivo è l’Occidente o gli occidentali. L’eccidio nello Yemen par segnalare la caduta delle ultime remore in favore di un terrore indiscriminato. Lo Yemen è sempre stato un buon terreno di reclutamento e di azione per i seguaci di Bin Laden, culminata finora nell’attacco alla «Cole», una nave da guerra americana gravemente danneggiata nel porto di Aden undici mesi prima della strage alle Torri Gemelle. Che stavolta sono stati massacrati dei turisti, dei civili spagnoli, può essere una coincidenza. Quasi certamente non lo è che sia stato preso di mira nuovamente il suolo britannico, in un momento particolarmente delicato, subito dopo l’uscita di scena di Tony Blair, «bestia nera» nel Medio Oriente non meno di George Bush e l’insediamento al suo posto di Gordon Brown, che promette di «innovare» l’impegno di Londra spostandone però il baricentro da un ruolo prevalentemente militare a uno più politico e di «intelligence». Senza contare altri segnali di allarme che sono stati ignorati in Europa ma non in America, a cominciare dalla Somalia, che è stata sul punto di ritrovarsi addirittura con un governo di Al Qaida prima di riprecipitare nel caos abituale.
Una offensiva globale? Forse non proprio: è impensabile, tanto per cominciare, che la banda Bin Laden ottenga un risultato così tragicamente risonante come le Torri Gemelle. Gli attentati in Gran Bretagna sono stati condotti con mezzi minori, ancora artigianali. Anche se l’arresto dei probabili mandanti configura un «complotto dei medici» dalle risonanze sinistre.