In un quaderno la mappa nautica dei tesori sepolti in Adriatico

C’è una mappa del tesoro anche nella misteriosa vicenda della statua d’atleta dello scultore greco Lisippo, ripescata in Adriatico nel 1964, fatta espatriare clandestinamente, e oggi contesa fra l’Italia e il Museo Getty di Malibu. Un quadernetto di scuola, sul quale Romeo Pirani, il pescatore di Fano che ritrovò il bronzo, annotò il luogo esatto della scoperta: un tratto di mare che Pirani (nel frattempo scomparso) indicò sempre come acque internazionali.
«Il quaderno - racconta lo studioso fanese Alberto Berardi - io l’ho visto, è in possesso della famiglia Pirani, e potrebbe essere il primo documento utile per dar vita ad una spedizione internazionale alla ricerca di nuovi tesori sepolti, prima che qualche tombarolo del mare dotato di mezzi tecnologici faccia piazza pulita dei reperti rimasti in fondo all’ Adriatico». A cominciare dai piedi del Lisippo, che si ruppero quando Pirani tirò in barca la rete. Berardi lancia un appello al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli perchè faccia sua l’idea della spedizione.
La decisione del Getty Museum di negare la restituzione all’Italia della statua greca, facendo riferimento alla sentenza con cui la Corte d’appello di Roma mandò assolti i responsabili del trafugamento, ha aperto infatti un nuovo problema, relativo al luogo del rinvenimento. Alle due ipotesi storiche - acque internazionali, o acque territoriali italiane - se ne sta sovrapponendo una terza, grazie al recupero all’ingresso del porto di Lussino di una statua bronzea di atleta, ora in mostra a Firenze. E cioè che anche il bronzo di Lisippo sia stato pescato in acque territoriali all’epoca jugoslave, e oggi croate. Pirani «è morto ma non ha portato con sè nella tomba il segreto, come ha scritto qualcuno - dice Berardi -. Mi mostrò il suo quadernetto, con segnato il punto di quello straordinario ritrovamento». Una sorta di mappa nautica casalinga che altri, nel tempo - un ricercatore americano, un avvocato italiano - hanno tentato di interpretare, e che oggi «il ministro Rutelli e le autorità italiane potrebbero farsi consegnare». In Adriatico - ricorda Berardi - giacciono migliaia di antiche imbarcazioni, alcune delle quali trasportavano tesori incomparabili. La profondità del mare è risibile ed i mezzi di rilevamento attualmente a disposizione sofisticatissimi». Per lo studioso questa potrebbe essere davvero «la campagna del secolo, da affrontare però in collaborazione con tutti gli Stati rivieraschi interessati, mettendo al bando ogni rivendicazione nazionalistica. I risultati, come diceva Federico Zeri, non potranno che essere strabilianti per l’umanità».