Quagliarella e l'Italia chiude bene 

Con una splendida doppietta l’attaccante doriano firma il successo azzurro. Missione compiuta: gli italiani mettono in cassa sei punti grazie ai successi con Far Öer e Lituania. Ora l’Europa è un po’ più vicina

Kaunas - Chiusura in bellezza per l’Italia di Donadoni. E missione compiuta: sei i punti previsti per gli ultimi due viaggi, sei i punti realizzati e intascati. Due a zero e tutti in vacanza a ricaricare le pile in vista delle sfide prossime, decisive, di metà settembre, contro Francia e Ucraina. Costituiscono lo snodo fondamentale del girone B: conservando il secondo posto Donadoni e i suoi possono avvicinarsi alla qualificazione per l’europeo 2008. Chiusura in bellezza con una gradita sorpresa per il calcio italiano: non ci sono solo Toni e Inzaghi nell’industria del gol, è bene cominciare a tenere d’occhio anche questo napoletano che di cognome fa Quagliarella, che ha la faccia simpatica dello scugnizzo e il piedino vispo. Suoi i due squilli di tromba, realizzati nel primo tempo, in mezzo a qualche difficoltà di troppo e a qualche cedimento preoccupante (De Rossi in particolare). A scoprire la vena di Quagliarella provvede Pirlo, un altro dei pilastri di questa squadra: senza il suo genio, il gioco degli azzurri (al pari di quello del Milan) sarebbe ben povera cosa.
D’accordo, la Lituania è ben diversa dalle Far Öer e la differenza la si coglie al volo, appena Buffon strappa applausi alla popolazione locale per una serie di uscite in mischia, autorevoli e precise al centimetro, prima di stregare la platea con l’opposizione sui piedi di Savenas soffocando l’urlo del possibile pari. D’accordo, a favorire le iniziative dei gialli ci sono una serie di errori e sbavature (uno di Pirlo, il secondo di De Rossi, recidivo in tal senso) che possono risultare fastidiose come la varicella a 50 anni. Ma se la nazionale di Donadoni può disporre del piedino fatato di Pirlo e della mira strepitosa di Quagliarella, allora anche le disattenzioni più gravi e le inadempienze più vistose (Di Natale lanciato in gol e col sinistro centra i tabelloni pubblicitari) finiscono in un angolino mentre avanzano i due luccicanti gol collezionati dagli azzurri nella prima frazione.

Niente di trascendentale o di geometrico, intendiamoci: conta solo, in entrambe le circostanze, il lancio di Pirlo, puntuale, e poi la magia di Quagliarella che ha il gol nel sangue e la porta nel mirino davanti agli occhi. Il napoletano, gioiellino di Samp e Udinese (comproprietà), schierato all’ala destra da Donadoni, ruolo che non gli è congeniale e nemmeno funzionale, in un caso si libera sull’esterno, col destro, del secondino lituano, taglia verso il centro e col sinistro fotografa l’angolo irraggiungibile del portiere di casa.

Sgranano tutti gli occhi, a Kaunas, i colleghi locali in tribuna stampa chiedono lumi sull’identità del bomber inatteso, non lo conoscono e ancor meno riescono a pronunciarne il nome. E lui, che è abituato a stupire (ve lo ricordate quel gol al Chievo da 40 metri?), si ritaglia nei pressi della sirena del primo tempo, l’occasione per diventare l’eroe della serata. Il primo sigillo è di sinistro, il secondo di destro, par condicio, anche qui su lancio di Pirlo (dopo affondo di Di Natale a sinistra), anche qui in acrobazia, trovando la palla a mezz’altezza e chiudendola col collo pieno come sanno fare i giocatori di razza. Il ragazzo diventa pazzo di felicità e lo si può capire, il Ct rallenta le sostituzioni preparate per il centrocampo da puntellare e l’Italia passa dal rischio di un pari poco onorevole al doppio vantaggio messo in cassa all’intervallo.

Il Ct di Vilnius, Ljubinskas, si brucia tutti i tre cambi alla ricerca di un filo del gioco e di un parziale recupero. Non gli mancano in effetti le occasioni per mettere alla prova la resistenza della difesa mondiale, tutta avvitata su Cannavaro e Buffon, col contributo di Materazzi ma risultano domate da brillanti chiusure, oltre che da recuperi preziosi (Perrotta, per esempio). A quel punto, in contropiede l’Italia può chiudere i conti con un risultato più rotondo: peccato che Di Natale tradisca una mira discutibile (sotto porta piazza un destro fuori misura). Gattuso, risparmiato per timore della diffida, dimostra di essere un puntello essenziale del club Italia oltre che del Milan. Il romanista, apprendista del ruolo, deve maturare prima di poter competere col guerriero calabrese. A cui si aggiungono più tardi Ambrosini e Del Piero senza aggiungere molto altro al taccuino della cronaca e allo spettacolo in generale.