«Ma qual è stato il prezzo politico?»

È il giorno dei «grazie». «Alla Farnesina, ai servizi, a Emergency e al governo Karzai», sottolinea il premier Romano Prodi, rivolgendo la sua gratitudine in particolare al Sismi, che «ha fatto un lavoro straordinario e ha dimostrato un’organizzazione molto raffinata ed efficiente». Il giorno della «felicità», della «vittoria».
Ma «a quale prezzo»?, si domanda il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Non è l’unico a fermarsi a ragionare dopo l’euforia dei primi momenti - sia nella maggioranza che nell’opposizione - per la liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo. Una pioggia di dichiarazioni di entusiasmo. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineato la «straordinaria comunanza di sforzi, a cominciare da quelli del governo». Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha rivolto «un particolare riconoscimento» a Emergency e a Gino Strada, oltre che ai collaboratori della Farnesina, ai servizi e al governo afghano. «Ringraziamo Dio», è stato il commento di Silvio Berlusconi.
Per Mastrogiacomo la liberazione è stata la fine di un incubo, quello di essere ammazzato e di non rivedere più i propri cari. «Ma adesso, superata la fase dell’emergenza e del rischio - riflette Calderoli - credo sia doveroso porsi alcuni interrogativi».
Il senatore leghista si chiede se sia stato pagato un riscatto e soprattutto «se sono stati liberati dei criminali o terroristi per cui, magari ci sono persone che hanno perso la loro vita per riuscire a farli arrestare». Anche il senatore di An Alfredo Mantovano sottolinea come «non ci siano precedenti noti in missioni militari italiane» di liberazioni di connazionali che abbiano come contropartita «il rilascio di terroristi». Mantovano ricorda la linea italiana sul sequestro Moro, ossia quella della non-concessione alla controparte: «Il governo Prodi ha scelto diversamente e ora che Mastrogiacomo è stato liberato» il governo «deve al più presto esporre in Parlamento» il «costo politico dell’operazione».
Forza Italia «esulta» per la liberazione di Mastrogiacomo e ringrazia «il governo afghano per la sensibilità e l'amicizia dimostrate» nonostante «l’alto prezzo politico» della liberazione, dice il coordinatore di Fi Sandro Bondi. Ma ora le concessioni ai talebani devono finire: Bondi definisce «inaudita» la proposta condivisa da Piero Fassino di una partecipazione dei talebani alla conferenza di pace e si augura che sia stato «un tattico ballon d’essai per facilitare la liberazione del giornalista italiano», altrimenti significherebbe che i ds, «pur di assicurarsi i voti dell’estrema sinistra al Senato», sono disposti «a rinnegare la guerra al terrorismo». Chiede un intervento del governo in aula Maurizio Gasparri (An), perché per precedenti rapimenti l’aveva fatto il governo Berlusconi e perché il rilascio di Mastrogiacomo è avvenuto con «la liberazione di veri e propri esponenti dell’estremismo talebano e del terrorismo».
Nell’euforia del governo, arriva una risposta alle perplessità degli alleati internazionali sulla trattativa dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro: «Noi rispettiamo le idee degli altri ma chiediamo anche ai governi, soprattutto quello americano, di rispettare le nostre - chiarisce l’ex pm -. Mettere avanti la soluzione militare a tutti i costi vuol dire semplicemente aumentare l’escalation di preoccupazione».
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