Qualche considerazione sulla laicità dello Stato

Ancora una volta il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi interviene come paladino della laicità a difendere lo Stato italiano dalle ingerenze (o presunte tali) della Chiesa. Vorrei ricordare un paio di cosette allo stimatissimo nostro Presidente. Prima di tutto la laicità non è un principio costituzionale. La cosa può stupire, eppure la parola laicità non compare nemmeno una volta nella nostra Costituzione, nella quale, udite udite, si dedica un intero articolo alla religione cattolica e un altro articolo alle altre religioni, appellandole come acattoliche (dunque utilizzando ancora una volta il cattolicesimo come discriminante). In particolare l’articolo 6 si riferisce ai rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, rimandando per tale argomento ai Patti Lateranensi e loro eventuali revisioni. Quindi è riguardo ai patti e non alla Costituzione che possiamo parlare di laicità. Seconda osservazione (conseguenza della prima): se si verificasse un’ulteriore revisione del Concordato, nella quale si tornasse a una concezione confessionale dello Stato, questa sarebbe perfettamente in linea con i dettami costituzionali. Terza osservazione: laicità non vuol dire agnosticismo, rifiuto del fenomeno religioso, bensì libertà di espressione (o confessione), secondo qualsiasi declinazione si manifesti. Quarta osservazione: se oggi lo Stato è laico lo dobbiamo alla firma che il Cardinale Poletti (ebbene sì… un Cardinale) appose alla revisione dei Patti Lateranensi del 1984, revisione che avrebbe benissimo potuto non essere accettata dalla Chiesa.
Dovremmo forse ammettere, secondo il nostro Presidente, che della laicità è da ringraziare proprio una delle tanto biasimate ingerenze della Chiesa? Probabilmente sì.