QUALCOSA DI LEGHISTA

C’è qualcosa di commovente nell’entusiasmo con cui a sinistra hanno salutato l’ultima di Bossi, che l’altra sera, a una festa leghista ad Arcore, se n’è uscito con un «Veltroni ha ragione, c’è troppo bordello». L’Unità ci ha allegramente aperto il giornale e tra i calcinacci del loft i più vispi hanno cominciato a darsi di gomito: «Anche per questa legislatura Berlusconi ha trovato i suoi Casini». Pia illusione, ovviamente: il Senatùr sta al bel Pier come l’autan alle zanzare e a chi gli chiedeva se la Lega potesse essere lo scoglio su cui sarebbe naufragato il governo, ha risposto: «Non siamo mica imbecilli».
No, i padani non sono imbecilli e sono invece alleati affidabili: l’hanno dimostrato per tutta la precedente legislatura berlusconiana e lo hanno ribadito, con i fatti, anche in questi primi mesi, «incassando» il mancato ricambio immediato al vertice delle Regioni Lombardia e Veneto, la ratifica del trattato di Lisbona, lo stralcio del reato di immigrazione clandestina dal decreto legge, l’arrivo al Nord dei rifiuti campani. Certo, qualche mal di pancia c’è stato ed è sfociato in alcune dichiarazioni colorite: è nella natura del Carroccio. Ma l’alleanza con il Pdl resta saldissima e Bossi è sempre intervenuto in prima persona a chiarirlo, rintuzzando anche qualche fuga in avanti verbale dei suoi.
Ora però anche la Lega vuole mettere il suo timbro sui primi cento giorni di governo. E, dopo le misure sulla sicurezza - che del resto è tema di tutto il centrodestra - il leader lumbard ha fretta di mettere sul piatto il federalismo fiscale, la vera ragione sociale del Carroccio spa. Nel frattempo le cose si sono fatte più difficili: il clima bipartisan sul quale i leghisti contavano per evitare il successivo referendum si è dissolto nei veleni dello scontro sulla giustizia; in Parlamento sono già in commissione due proposte di marca Pd e non ancora quella «doc» firmata da Bossi; persino Tremonti, l’azzurro più vicino alla Lega, pare aprire agli avversari sul tema. Ma gli alleati sanno che non è possibile «giocare» con il Senatur su questo terreno.
Del resto, abbiamo passato il mese successivo alle elezioni ad analizzare il successo del Carroccio e a spiegarlo anche, se non soprattutto, con l’eccezionale sintonia che i suoi amministratori locali hanno trovato con i cittadini-elettori. È legittimo che ora si provi a portare quel modello al governo centrale. Legittimo e, visti i risultati, magari anche auspicabile.