«Ma quale contrasto: congressi ed elezioni vanno di pari passo»

Senatore Luigi Grillo, eletti e militanti del suo partito dicono che va prima individuato un candidato sindaco per le comunali di Genova, che questa è la vera urgenza e ciò che sta più a cuore alla gente. Poi, cioè dopo aver risolto questo punto, vanno fatti i congressi. Lei non la pensa così però.
«Noi del Pdl abbiamo aperto il tesseramento, fortemente innovativo e con la direzione nazionale abbiamo deciso di fare congressi in tutte le province d’Italia. In Lombardia sono già partiti. L’impegno maggiore è quello di trovare il candidato sindaco all’altezza della sfida. Genova è la città più importante, con Palermo. Dobbiamo mettercela tutta. E non c’è un prima e un dopo, vanno fatte tutte e due le cose. I congressi vanno fatti in segno di rispetto delle 5mila e più aderenti che hanno sottoscritto la tessera del Pdl. Il congresso deve essere l’occasione perché tutti gli iscritti chiariscano il tipo di politica e di programma che il candidato sindaco andrà a difendere».
Quindi nessuna questione di priorità: una cosa non esclude l’altra?
«Non c’è contrasto, mi stupisce che qualcuno ci veda un dato di incoerenza. Trovare o meno un candidato...se non l’abbiamo fatto finora vuol dire che è difficile trovarlo. Non è che il con il congresso ci distraiamo, anzi. Non c’è logica in chi dice lasciamo perdere i congressi».
D’accordo, però resta il nodo del candidato a Palazzo Tursi. «Lo stiamo cercando. Non è facile, glielo ripeto. Forse per il 12 avremo pronto un nome. La situazione è quella che è stiamo lavorando».
Ecco, appunto. Al «Giornale» qualche settimana fa, lei aveva detto che per vincere le elezioni non basta una buona campagna elettorale, ma ci vuole un lavoro costante sul territorio. Il Pdl l’ha fatto?
«Questo bisognerebbe chiederlo a chi sta sul territorio. Io ho detto che il nostro sforzo deve essere quello di pescare nella società civile per aggregare oltre al consenso di chi vota Pdl, recuperare con la Lega e anche le altre liste civiche. In questi mesi mi sono mosso, se avessi un nome glielo direi. Ma poi non bisogna bruciarli».
Però la sensazione è che sia un «fuggi fuggi» quando a qualcuno viene proposto di correre per le elezioni genovesi nel centrodestra. È così difficile, rischioso? Che timori scatena la possibilità di mettere il proprio nome per la corsa alla poltrona di sindaco nel capoluogo ligure?
«A Genova oggi non abbiamo certezza di vincere. Siamo competitivi con il candidato giusto, ma giocare una partita difficile in partenza condiziona...Cercare nella società civile vuol dire interpellare imprenditori, gente che ha incarichi sul territorio che ora è governato dal centrosinistra. Ricordo di aver contatto Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment, gruppo di cui fa parte l’Acquario, ndr): per un certo periodo aveva mostrato interesse alla cosa, poi dopo, quando si è trattato di andare fino in fondo, ha detto di no. Sarebbe stato in conflitto d’interessi con il Comune».
E intanto i giorni passano, maggio si avvicina...
«Queste cose vanno fatte per tempo, è vero. Ora il tempo è poco. Ma auspico che il confronto interno sia finalizzato ad individuare linee comuni. Quello del 12 febbraio è il primo congresso che facciamo e la cosa più importante è trovare un candidato sindaco».