"Ma quale Sky, la leadership è di Mediaset"

Intervista a Marco Paolini: "Il digitale terrestre aumenta il nostro ascolto". E sullo switch off: "In Sardegna abbiamo recuperato in poco tempo"

Milano - Sky si prende Fiorello, annuncia l’esclusiva del campionato di rugby, l’aumento di abbonati e l’arrivo di nuovi investimenti. Rai e Mediaset rispondono inventandosi una piattaforma satellitare tutta loro. Infuria la guerra tra l’azienda di Murdoch e, dall’altra parte, alleate nella lotta, la televisione pubblica e quella di Berlusconi. Una guerra - ma i contendenti preferiscono chiamarla «competizione» - che si è rinfocolata con la decisione del governo di portare l’aliquota di Sky dal 10 al 20 per cento, allineandola agli altri operatori. In tutto questo, l’astuta mossa di ingaggiare lo showman più amato d’italia, ha acceso un faro sulla pay via satellite. Cosa risponde la diretta concorrente, Mediaset, che, come Sky, vive solo di introiti pubblicitari e di abbonamenti? L’abbiamo chiesto a Marco Paolini, direttore del marketing strategico dell’azienda.

Non c’è dubbio che negli ultimi anni Rai e Mediaset hanno perso quantità di spettatori a vantaggio del satellite.
«È un’analisi superficiale. È evidente che se in un mercato entra un nuovo operatore, gli altri perdono quote. Ma è falso che Mediaset sia sull’orlo del declino, come si vuol far credere. In realtà stiamo andando bene. Per esempio dall’inizio della nuova stagione Canale 5 è la prima rete italiana in prime time con il 23.0%. E sul pubblico 15-64 anni, quello Sky, siamo al 25,6%».

Se si analizzano i dati Auditel sul pubblico totale, in cinque anni Sky è arrivata al 9 per cento di share, Rai ha perso poco più di un punto e Mediaset 4.
«In realtà la concorrenza Sky ha inciso più sulla Rai (vedi tabella a fianco, ndr). E poi ci si dimentica che abbiamo una nuova offerta molto brillante sul digitale terrestre che aumenta il nostro ascolto».

Però non è scientificamente provato visto che questi canali non sono rilevati dall’Auditel.
«Per ora no, ma lo saranno appena possibile. Comunque noi stimiamo che per esempio la domenica con il calcio raggiungiamo il 2,5-3 per cento. E che l’insieme di Joi, Mya e Steel arrivi all’1,5-2 per cento nella media giornaliera».

Sulla pay-tv, la lotta si gioca sul numero degli abbonati, Sky è a quota 4,7 milioni, voi non fornite il vostro dato.
«Perché è sensibile dal punto di vista finanziario, siamo quotati in borsa. Possiamo dire che a dicembre abbiamo avuto un aumento di 170mila unità. Ci risulta che nello stesso periodo Sky, tra nuovi abbonati e disdette, si sia fermata a un incremento di circa 70mila clienti».

In Sardegna, la prima regione passata dall’analogico al digitale, voi e Rai avete avuto brutte sorprese...
«Ma è stato solo nelle prime settimane, forse a causa del disorientamento generato dalla novità tecnologica. I dati più recenti non parlano affatto di una perdita di sette punti per Mediaset, come è stato detto. Se confrontiamo il gennaio 2009 con quello 2008 le nostre reti sono passate dal 39,3% al 37,5% e quelle Rai dal 38,2 al 37,3. Senza contare gli ascolti di Iris e Boing di Mediaset e di Rai4, di cui con cavalleria riconosciamo la buona performance».

Be’, voi vi fate forti dei vostri mini-canali, e Sky s’illumina con Fiorello. Come pensate di rispondere?
«Prima di tutto, Boing è la rete tematica più vista dai bambini in Italia, canali Sky compresi. Fiorello è una bella operazione mediatica che credo non porterà di per sé abbonamenti a Sky. Ed è un modo per coprire la loro forte erosione di contenuti dopo il passaggio a noi dell’esclusiva delle library di film e serie tv Universal e Warner. E parlando di grandi artisti, non abbiamo certo bisogno di campagne acquisti, siamo noi che prestiamo star a Sanremo. Infine, intendiamo rinforzare l’offerta digitale sia free che pay con nuove reti».

Voi avete dalla vostra parte il governo che preme per accelerare il passaggio al digitale terrestre...
«È una volontà europea, e l’Italia non sarà il primo Paese ad arrivarci».

Ma volete fare concorrenza a Sky anche con TivùSat..
«È un dovere innanzitutto per la Tv di Stato che non può lasciare senza segnale parti d’Italia in cui non arriverà il digitale terrestre e certamente è anche un nostro interesse commerciale».

Insomma, riconoscerà a Sky di essere riuscita a spezzare il duopolio Rai-Mediaset.
«Non c’è dubbio che ora ci sia un terzo operatore, ma da qui a indicare in Murdoch, che è il più grande editore del mondo e l’unico vero monopolista di un settore della televisione italiana come la pay tv, il salvatore della Patria ce ne corre».