Ma quali tagli al tempo pieno: classi in aumento in tutta Italia

Riforma della scuola, la riduzione di insegnanti non penalizza l’orario prolungato: le richieste crescono e le Regioni si stanno già organizzando. Boom di domande in Campania, Veneto e Piemonte

La scuola disegnata dalla Gelmini sulla carta comincia a concretizzarsi. E i disastri annunciati da più parti sembrano il frutto di un battage strumentale e ideologico. La realtà è molto meno drammatica e il tempo pieno, la cui richiesta aumenta dappertutto, sarà garantito a tutti, indipendentemente dai tagli agli organici previsti in Finanziaria. Le direzioni regionali scolastiche si stanno infatti organizzando per razionalizzare la spesa complessiva.
Toscana ed Emilia sono ancora alle prese con i conti ma le loro strutture sono attrezzatissime per il tempo pieno. Così pure la Lombardia. L’anno prossimo le classi a tempo pieno cresceranno da 1.427 a 1.452. Un salto quasi impercettibile che non creerà alcun terremoto. Gli alunni e i loro genitori saranno accontentati e i tagli degli insegnanti non danneggeranno le famiglie. Stessa cosa avverrà nel Veneto. Ci saranno 1.700 alunni e 24 classi a tempo pieno in più alle elementari, ma questo incremento sarà ammortizzato da un accorpamento delle microclassi e da una serie di redistribuzioni che alla fine farà lievitare il numero degli alunni per classe di 0,20. In pratica, ci sarà un bambino in più spalmato su cinque classi. Sistemato il tempo pieno e soddisfatte le richieste dei genitori, in Veneto c’è spazio anche per i tagli di 2.200 posti degli insegnanti. Così come in Piemonte dove stanno lavorando per far quadrare i conti visto che la richiesta del tempo pieno è cresciuta in modo significativo. Quest’anno non superava il 40% degli iscritti alle elementari, l’anno prossimo sfiorerà il 60%. In Lazio la situazione invece è decisamente più caotica. E la regione lancia già l’allarme insegnanti. Con i tagli il tempo pieno non verrà garantito, avvertono i sindacati. Insomma, si grida prima che arrivi il lupo. Ma l’aumento del tempo pieno non sembra così sconvolgente. Dal 45,61 si passerà al 52,49 a livello regionale, mentre a Roma la richiesta passerà dal 60,7 al 65,91. L’organizzazione del tempo pieno esiste, è avviata e non necessita di strutture integrative essenziali come invece dovrebbe avvenire al Sud. In Sicilia, per esempio, le classi a tempo pieno, attualmente 545 dovrebbero diventare 797. «Ma noi abbiamo difficoltà per le mense e per la situazione di edilizia scolastica piuttosto precaria» ammette Guido Di Stefano. Il direttore regionale, però, non è disfattista. Si rimbocca le maniche e spiega: «I tagli agli organi degli insegnanti vanno fatti, siamo in esubero, ma cercheremo di accontentare più gente possibile. Il ministero si è impegnato a verificare i numeri e le richieste prima di decidere i tagli». Questa voglia di tempo pieno al Sud contrasta con la scarsa richiesta delle famiglie. Ma Di Stefano ammette che «c’è stata una forte spinta dei docenti verso questa scelta». Un tentativo di salvare il posto di lavoro, insomma.
La regione dove i posti in esubero non influiranno con lo stile di vita degli studenti sarà il Molise. A Isernia le 10 classi a tempo pieno diventeranno sei; a Campobasso, invece, le attuali tre classi raddoppieranno. Va aggiunto però un calo demografico di più di mille alunni. «E i tagli degli insegnanti verranno sopportati agevolmente» assicura il direttore regionale, Giuseppe Boccarello. Anche in Puglia la direttrice scolastica conferma il calo demografico di 2.000 bambini. Il tempo pieno? «La richiesta è di 663 classi rispetto alle 453 attuali – precisa Lucrezia Stellacci – verrà considerata e analizzata sulla base della presenza di mense e servizi. Ma per questo ci dovranno aiutare gli enti locali e non la Gelmini».