La qualità e la storia di ogni farmaco vanno considerate

«Il Parlamento ha ripianato i debiti sanitari di molte Regioni ma la manovra di rientro, che svilupperà i suoi riflessi fino al 2010, corre il rischio di investire l'industria dei farmaci. Questo ha provocato la riapertura del dibattito sui principi attivi, sul presunto risparmio, sulla spesa farmaceutica». È l'opinione di Giuseppe Scalera, senatore della Margherita, componente della Commissione ricerca scientifica e presidente dell'Ordine dei medici di Napoli.
Presidente, dall'assessorato regionale alla Sanità della Campania, sono partite verso il ministero della Salute, precise richieste per una sperimentazione prescrittiva, legata ai principi attivi: perché?.
«Da tempo i conti della sanità non tornano. Non è solo un problema campano, intendiamoci. La manovra parlamentare ha salvaguardato diverse Regioni, al di là degli schieramenti di governo. I debiti, del resto, non hanno bandiere ma, in Campania, la necessaria razionalizzazione economica è partita dai farmaci, un dato che apre necessariamente un dibattito».
«L'assessore regionale della Campania alla Sanità è un medico. Ovviamente, prova a recuperare risorse e lo fa con assoluta onestà intellettuale. Ma, attenzione, nel settore farmaceutico, molti brevetti sono ormai in scadenza. I prezzi dei farmaci sono destinati a scendere. È inevitabile. E già nei prossimi mesi, l'effetto sarà chiaro sui bilanci regionali. Nel Lazio, dall'inizio dell'anno, siamo già ad un risparmio intorno al 10%».
Senatore Scalera, c'è una nuova parola magica nella sanità italiana: il principio attivo. Secondo lei, garantisce la stessa qualità del farmaco griffato?
«Si tratta di uno strumento non sempre utile, non sempre adeguato. Innanzitutto, non genera risparmio. La Regione Campania, infatti, contribuisce economicamente per la stessa cifra. Farmaco griffato o principio attivo, la Regione impegna gli stessi soldi. Se c'è una differenza, spesso limitatissima, la rimette il paziente. Ma il problema economico è solo la punta dell'iceberg».
Quando si parla di sanità, il pensiero corre subito al denaro, quasi sempre insufficiente: quali garanzie al paziente?
«Un malato deve essere messo nelle migliori condizioni per una rapida guarigione. Ed il principio attivo, purtroppo, non è equivalente al farmaco. Il range consentito è un'equivalenza legata a più o meno 20% ma non tutti si allineano e non sempre si ha la certezza dell'effetto terapeutico. Quanti produttori di principi attivi, sono seriamente sottoposti a controlli costanti, continui, capaci di garantire la qualità del prodotto? Quanti controlli ha operato in questo settore l'Istituto superiore di Sanità? Vi sono aziende assolutamente improvvisate, nate negli ultimi mesi ed altre che rispettano scrupolosamente le regole. Bisogna fidarsi solo di queste ultime».