Quando anche i bozzettisti andarono in guerra

Boccioni nel 1916 scriveva che «l’arte è sempre al di sopra e la guerra non la tocca». Si sarebbe smentito poco dopo, quando proprio la guerra doveva informare molta parte dell’opera dei futuristi italiani così come prima di loro molti disegnatori piegarono la loro matita alle esigenze della propaganda.
Un’eccezionale e sconosciuta raccolta di gouaches satiriche italiane sulla Grande Guerra, proveniente dagli archivi dell’Imperial War Museum di Londra propone una riflessione nella mostra Barbed Wit, Italian Satire of the Great War in corso all’Estorick Collection (fino al 18 marzo). Una scelta di 36 bozzetti originali di grande formato a colori, opere ardite e mordaci di spirito interventista e antinterventista di Virgilio Retrosi, Raffaele Ferro, Fram, Charbon, Scorzon, Peroli, Gigli, destinate a essere moltiplicate e diffuse in formato cartolina in un periodo in cui la cartolina illustrata diventava, come spiega la curatrice del catalogo Nadia Marchioni, uno dei mezzi che più contribuirono alla formazione dell’immaginario collettivo degli italiani negli anni della prima guerra mondiale. Entravano così in gioco l’abilità e la fantasia degli artisti, mobilitati per la formazione dell’opinione pubblica sull’opportunità o meno dell’intervento, per la promozione di un’etica bellica del coraggio, per la demonizzazione del nemico, e infine per cementare fra la cittadinanza il senso di solidarietà nei confronti dei soldati al fronte attraverso il lavoro, il risparmio, le opere di assistenza e i prestiti di guerra.
Se la composizione semiastratta di Giulio Gigli Visione dinamica della Befana imita lo stile di Severini fondendo i colori delle bandiere di Francia, Belgio e Germania con proiettili in un presagio di miseria per i Paesi già entrati in guerra, lo stile di Virgilio Retrosi è giocoso e sintetico, come nelle immagini centrate sulla caricatura del soldatino italiano che si chiede se seguire o meno l’indicazione per il «teatro europeo» in Farò da comparsa o primo attore? o che da posizione neutrale assiste alla Corsa nel sacco fra Turchia, Germania e Austria verso il baratro della guerra, ma che poi vacilla sull’asse fra Germania e Intesa in Finirà col perdere l’equilibrio.
Altre immagini ironizzano sulle azioni e le inerzie di una ricca borghesia priva di patriottismo. Aldo Mazza satirizza Giolitti. Umorismo istrionico troviamo nelle caricature di Vittorio Emanuele III dipinto da Retrosi in Neutralità... armata come un omino il quale, incatenato dai ferri della propria indecisione, sbircia dalla feritoia di un’armatura supercorazzata, o del Kaiser Guglielmo II trasformato da Fram in una gorgone ne L’innocente, un’immagine che presenta affinità con Il volto della guerra ancora di Retrosi.