Quando gli antiproibizionisti imbrattano, i cittadini pagano

Il Campidoglio accusa il governo ma non chiede il deposito cauzionale per i cortei

A partire da ieri mattina, e fino a domani, sei squadre di operai del Nucleo Decoro Urbano del Comune di Roma stanno lavorando per riparare i danni e ripulire dalle scritte le vie interessate dalla manifestazione di sabato pomeriggio, indetta per protestare contro le norme sul possesso di droga. A farlo sapere è il Campidoglio.
Saranno cancellate le scritte e gli adesivi che avevano deturpato via Cavour, via Petroselli e piazza della Bocca della Verità. Più complessi gli interventi in atto in via dei Fori Imperiali che sono mirati alla ripulitura sia dei pali della segnaletica, sia dei lampioni dell’illuminazione pubblica, ma anche dei cestoni dell’Ama e dei colonnotti in travertino. Prodotti a base di acidi dovranno essere usati per rimuovere la vernice su circa 250 metri quadrati di travertino e su 500 metri quadrati di parete, di cui 200 mq in intonaco e 300 mq di laterizi. «Non è la prima volta - ha affermato il vicecapo di gabinetto del sindaco Luca Odevaine - che una parte della città storica viene deturpata da fenomeni di vandalismo in occasione di cortei. Roma sopporta ogni anno costi enormi per poter ospitare, oltre ai normali eventi cittadini, le tante manifestazioni politiche, sindacali e di protesta che quasi giornalmente si svolgono nelle vie cittadine». «Riparare i danni e pulire le mura imbrattate da scritte e slogan - sottolinea ancora il braccio destro di Veltroni - oltre ad arrecare un’offesa al decoro di Roma, costituisce un grande sforzo per l’amministrazione comunale e per le tasche dei cittadini che potrebbero vedere i loro soldi spesi in ben altri modi. Si tratta, infatti, di un ulteriore aggravio economico - ha concluso Odevaine - che Roma sopporta in quanto Capitale d’Italia senza che questo venga minimamente riconosciuto dal governo».
La «stoccata» finale al governo non poteva certo mancare. Sia che si parli di urbanistica, sia di economia, di legge finanziaria, di ordine pubblico o di qualunque altro argomento, le note ufficiali del Campidoglio sono accomunate dall’attribuzione di responsabilità al governo centrale. Spesso e volentieri, come in questo caso, i responsabili capitolini si coprono di ridicolo, ma evidentemente nemmeno se ne accorgono. Ma come? Qui stiamo parlando di una manifestazione contro una legge emanata dal governo. Di un corteo organizzato dal variopinto «movimento di massa antiproibizionista» e regolarmente autorizzato dalle autorità, del quale il Campidoglio era perfettamente a conoscenza. Così come non era difficile prevedere che vi avrebbero partecipato tanti «bravi ragazzi» che, nei centri sociali «coccolati» dal Comune, dedicano gran parte del loro tempo alle attività di semina e di raccolta della cannabis. Che finisce (quasi) tutta «in fumo». Era così difficile prevedere che lungo il corteo ci sarebbe stata qualche “intemperanza grafica”? Eppure c’erano stati vari precedenti, anche di recente...
Invece di accusare il governo, allora, il Campidoglio farebbe bene ad applicare quanto era stato deciso qualche anno fa: far versare, cioè, agli organizzatori di ogni manifestazione, una cifra a titolo di deposito cauzionale, da utilizzare eventualmente per riparare i danni. O da restituire...