Quando assassinata è la verità

Il sangue, i corpi straziati, l’angoscia che suscita un bambino irrimediabilmente sfregiato. Il massacro di Erba è stato anzitutto questo tappeto di orrore, ma poi, dopo una manciata di ore impazzite, abbiamo scoperto che in provincia di Como è stata assassinata anche la più elementare verità: quella dei fatti. Un similmostro, maghrebino e per di più libero grazie all’indulto, è stato confezionato in quattro e quattr’otto. Poi una nuvola oscura ha riempito il cielo del Paese: sulle redazioni dei giornali, in tv, in Parlamento, probabilmente nei bar e nei supermercati sono piovute parole terribili. Assolute. Definitive.
Un diluvio di indicativi, perché i condizionali sembravano merce superflua, ha preso possesso dei quotidiani. Repubblica ha titolato ieri: «Uccide e brucia tre donne e il figlio L’assassino era libero per l’indulto». E sotto, a scolpire una sentenza irrevocabile: «Notte di sangue in Brianza, caccia all’omicida tunisino». Nella pagina a fianco, ecco pure spiattellato il perché dello scempio, ovviamente annunciato: «Sappiamo che era violento ma lei per amore lo difendeva».
Ora sappiamo che il presunto assassino, del tutto presunto e per niente assassino, era a casa sua, in Tunisia, a duemila chilometri di distanza. Ma per alcune, lunghissime ore, la tempesta è andata avanti, inarrestabile, insieme al dibattito innescato da una non notizia. Il ministro Clemente Mastella si è difeso da par suo, gettando via il cerino in fiamme: «La responsabilità dell’indulto è di tutti, di tutto il Parlamento. L’indulto l’abbiamo votato tutti, quindi non vengano a dirmi che è colpa mia». E poi, quasi a marcare l’ineluttabilità del male: «Sono molto dispiaciuto per i fatti di Erba, ciò non toglie che quello era un delinquente comune che entrava e usciva dalle galere».
Affermazione affilata, cui ha prontamente risposto il predecessore di Mastella, Roberto Castelli: «Purtroppo con grandissima amarezza devo dire che noi l’avevamo detto». Così, per ore quei goccioloni hanno avvelenato l’aria, come in certi film di fantascienza, e hanno fatto detonare una discussione lontana le mille miglia dalla realtà. A completare il delirio, Mastella ha ricevuto l’immancabile busta contenente una lettera di minacce e un bossolo. Possibile?
Gli errori li fanno tutti e questa storia era terribilmente scivolosa. E però occorrerà pure che qualcuno riavvolga il film degli avvenimenti e si interroghi su questa giornata di follia nazionale. Un caso? La superficialità e la smania di chiudere il cerchio da parte di qualche investigatore che già lucidava la stella da sceriffo? Qualcuno ha provato nelle prime concitatissime e drammatiche fasi a verificare l’alibi, a quanto pare solidissimo, del malcapitato tunisino?
Fa impressione rileggere ora le frasi che ancora ieri mattina il Procuratore capo di Como, Alessandro Maria Lodolini, consegnava alle agenzie di stampa: «Da questa notte non ci siamo fermati un minuto e sono convinto che prima di sera riusciremo a prenderlo». Incommentabile. «Già abbiamo individuato il suo furgone - proseguiva con sprezzo del ridicolo il Procuratore - e sappiamo in quale zona si è diretto per la sua fuga». Se un magistrato, autorevole per definizione e investito da una grave responsabilità, costruisce una striscia di immagini più livida di un fumetto di Tex, c’è poi da meravigliarsi se tutto il Paese corre in suo soccorso, butta via i condizionali e si incarta in quella discussione senza soggetto? E se tutti, dai politici ai media, si piazzano ai posti di combattimento?
Attenzione, era già successo. A Novi Ligure si era battuta inizialmente la pista di una gang sanguinaria, ma lì, almeno, c’era un’attenuante non da poco: il depistaggio messo in atto dalla diabolica coppia Erika-Omar. Ci vuole prudenza. Serve misura. Specie da parte dei giudici. Che non possono parlare per proclami o per frasi fatte, che appassiscono come i fiori, lasciando una sensazione di desolazione. Ricordate il Procuratore capo di Marsala, Antonio Sciuto? A settembre 2004, con la sua bacchetta magica rincuorò l’Italia che trepidava per la piccola Denise, inghiottita dal nulla: «Siamo ottimisti». In seguito, vogliamo sperare per un qualche calcolo investigativo, tornò alla carica: «Denise non è molto lontana, sicuramente». Noi, Denise la stiamo ancora aspettando.