Quando gli attori scesero in piazza

Ariela Piattelli

Un’immagine con Anna Magnani, Vittorio De Sica, Gino Cervi, insieme ad altri grandi nomi del cinema italiano, tutti in testa a un corteo di migliaia di persone: non è la scena conclusiva di uno di quei bei film corali, ma è un’immagine vera, una fotografia di un momento di svolta per lo spettacolo italiano. Era il 20 febbraio del 1949, cinquantamila lavoratori dello spettacolo scesero in piazza del Popolo a manifestare per i propri diritti, e soprattutto per quelli del cinema italiano, minacciato da quello americano che invadeva le sale. Fu la più grande manifestazione di gente di spettacolo della storia.
È «l’altra faccia del divismo», un inedito aspetto dello spettacolo, al centro della mostra «Italia ’60: attori sulle barricate!» alla Casa dei Teatri (Villino Corsini) fino al 30 ottobre. Documenti, fotografie e un video inedito, costituiscono il percorso della mostra, quasi un secolo di storia, in cui furono proprio gli attori del teatro e del cinema e calarsi nel ruolo di difensori dei diritti della gente di spettacolo. In prima linea i grandi nomi: Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno, Arnoldo Foà, Nino Manfredi, e molti altri, tutti uniti nel reclamare la propria dignità artistica, che doveva essere riconosciuta non solo dalle platee degli spettatori, ma anche dalle istituzioni e dalla legge. Nel Novecento lo spettacolo cominciò a trasformarsi in una vera e propria industria e, anche se sembrava naturale che l’attore venisse riconosciuto come «lavoratore», in realtà non fu così, egli doveva provvedere in prima persona a tutte le sue esigenze, come comprarsi il carbone per scaldare il camerino. Ma non furono le problematiche economiche a muovere le proteste degli attori, il problema era riaffermare la propria coscienza etica, e chi era «al centro dei riflettori», chi godeva già di fama, come Arnoldo Foà, Enrico Maria Salerno, e Gino Cervi, sentiva il dovere di permettere ad altri di godere di diritti fondamentali («Il nostro dovere è quello di metterci in testa alle rivendicazioni, perché noi possiamo farlo» diceva Salerno).
Nel 1954, con il «debutto» della televisione in Italia, mentre iniziava una nuova era mediatica, il sistema dello spettacolo cambiava radicalmente, bisognava far fronte ad altre problematiche. E fu nel febbraio del ’60 che Salerno, Foà, Manfredi, Cervi (e altri) costituirono la Società attori italiani, che in pochi mesi conta tra i suoi iscritti la maggioranza degli attori italiani. Ciò testimonia il senso di appartenenza a una categoria che ancora oggi è chiamata a riaffermare ogni giorno la propria coscienza, ed è questo il significato simbolico di questa mostra, che proietta tali problematiche ai giorni nostri.