«Quando Bob disse: non so cosa scrivo»

da Milano

C’è una luce materna negli occhi di Joan Baez quando parla di Bob Dylan nel documentario No direction home uscito l’anno scorso con la firma di Martin Scorsese. Lei è seduta davanti al camino di casa, le fiamme dondolano e così le risveglia con i ricordi dei bei tempi, di quando viveva con Dylan nello stesso letto d’amore e di idee e la New York del futuro nasceva in quattro isolati, tra un concerto di John Lee Hooker e un reading di Ferlinghetti. Inizio anni Sessanta. Joan era una bella donna con la mascella da Golda Meir e gli occhi attizzati dalla passione; Bob un mingherlino un po’ zozzo, geniale e capellone, che scriveva di getto, la sigaretta stretta tra le dita gialle, contestando le cause senza mai preoccuparsi degli effetti. Joan Baez ne parla al passato con i brividi sì, ma quelli della nostalgia. E con una frase soltanto trascrive un’epoca, la loro, e un amore, il suo: «Bob mi diceva: non so che cosa ho scritto, bisogna aspettare che me lo dicano gli altri».