«Quando c’era Silvio», l’ovvio in dvd

Nel documentario tutti i luoghi comuni dell’antiberlusconismo

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Lo scultore Pietro Cascella che racconta i dettagli del mausoleo di marmo realizzato nel giardino di Arcore per le spoglie del Cavaliere e dei suoi amici: collocazione delle tombe, finezze artistiche, particolari architettonici. Il pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia che snocciola con enfasi le accuse di mafia contro Marcello Dell’Utri, si muove nelle pieghe delle 1.800 pagine di motivazioni della sentenza di condanna in primo grado, riflette le ombre su Berlusconi e Forza Italia. L’antesignano dell’industria tricologica italiana Cesare Ragazzi (quello dello slogan «Ho in testa un’idea meravigliosa») che si profonde in dotte analisi sul trapianto di capelli del premier, sulla funzione della bandana bianca esibita a Porto Rotondo pochi giorni dopo l’intervento, addirittura sugli effetti economici per l’intero settore.
L’armamentario più agguerrito dell’antiberlusconismo è diventato un film. Dura un’ora e mezzo e mette insieme tutti i capisaldi dell’ostilità antropologica e culturale al presidente del Consiglio. Si chiama Quando c’era Silvio ed è firmato dagli autori Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani (giornalisti di Diario) e dal regista Ruben H. Oliva. Non finirà nei cinema, se non nelle sale che ne faranno richiesta (finora sono una decina ma il tam tam e la campagna elettorale dovrebbero favorire la diffusione). Sarà venduto in dvd: 200mila copie con il settimanale Diario e nelle librerie Feltrinelli.
Deaglio ne è orgoglioso: «È una pagina di storia che mancava: in Italia sono stati pubblicati 250 libri su Berlusconi, ma nessun film. Non è un caso. Ovunque si sarebbe fatto almeno un documentario. Qui nessun produttore ha voluto finanziarlo, lo abbiamo proposto alla Rai ma la risposta è stata negativa».
Per la verità, al netto del gran lavoro di ricerca di video originali e di documentazione, Quando c’era Silvio non rivela nulla di inedito. Il meglio è il filmato della visita di Mikhail Gorbaciov con moglie Raissa nella villa di Arcore. Dopo i convenevoli, le tartine e lo champagne in giardino, arriva il momento della passeggiata in giardino, fino al mausoleo che non sembra entusiasmare Gorbaciov. Al di là della metafora con l’omino di burro «più largo che lungo» che inganna Pinocchio fino al paese dei balocchi, la narrazione ha il taglio della ricostruzione storica. Dice molto di Berlusconi, ma poco del Paese. È una «storia italiana» ribaltata: quanto era agiografica l’originale, tanto questa è tenebrosa.
Spiega Deaglio: «Non è un film militante». Salvo aggiungere: «Vogliamo farlo vedere agli indecisi: non spostiamo molti voti, ma quei pochi li spostiamo a favore dell’Unione». Anche se critica il centrosinistra per non aver denunciato a dovere l’intervento di Berlusconi al Parlamento europeo nel 2003 (quello del kapò). «Il paragone con Michael Moore? Una forzatura. Lui è un pierino, un Chiambretti americano, nasce nello spettacolo, ha uno stile aggressivo. Invece il nostro film è un lavoro di ricerca storica, la Rai dovrebbe metterlo in archivio. Noi non siamo andati ad Arcore a lasciare la foto di un militare ucciso in Irak come ha fatto lui alla Casa Bianca: ci tenevamo alla serietà».
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