«Da quando c’è l’aviaria vendiamo la metà e in offerta speciale»

I consumatori divisi: ma da mesi c’è chi mangia solo carni rosse

«Peggio di come è andata qualche mese fa non può andare» allarga le braccia sconsolato il direttore di un supermercato a due passi da corso Buenos Aires. Non è stato un bel periodo e le prospettive non sembrano purtroppo migliori ora che l’aviaria ce l’abbiamo in casa. Come dire che il calo delle vendite di uova e carni bianche è inevitabile dopo che il virus dell’aviaria è sbarcato in Italia, ma forse non sarà una mazzata come quella di settembre: i frigo del reparto polleria costantemente pieni e chili di merce invenduta buttati via. «L’altra volta abbiamo avuto un calo del 40-50 per cento, solo in parte assorbito da una ripresa delle carni rosse - spiega preoccupato Claudio Maino, responsabile del Pam di viale Padova -, forse questa volta andrà meglio perché la gente è più preparata. Comunque sapremo presto la verità: tra due giorni l’ordinativo del caporeparto ci dirà se c’è stato un calo di vendite».
«I volumi di vendita per ora si mantengono - commenta il direttore di un altro grande magazzino in zona Loreto - , anche perché il pollo non costa quasi niente: è sempre in offerta speciale». «Per il momento nessun problema, ma bisognerà vedere come reagiscono i clienti ora che il virus è arrivato in Italia - aggiunge Ilario Gerace, vicedirettore di un Dì per Dì in viale Abruzzi -. In settimana avremo una risposta».
È così per tutti. Discount, alimentari, supermarket aspettano la prova del nove di metà settimana: il rifornimento sugli scaffali fotograferà timori e precauzioni del consumatore al banco carni. «Non compro più il pollo da quest’inverno: ho paura» dice in buon italiano Nina De la Cruz, filippina sui quarant’anni appena uscita da un supermercato in viale Regina Giovanna. Ma è uno dei pochi casi in cui i clienti, almeno a parole, sposano il partito del «No» secco a pollo e tacchino. La maggior parte è ben informata, sa che mangiando carne cotta non si corre pericolo e che gli allevamenti italiani sono continuamente controllati: il cartello «Conosciamo i nostri polli» esposto al bancone, del resto, lo ricorda a tutti.
«Mi fido perché vengono date molte rassicurazioni - conferma Rosalba Ferraiolo tenendo in mano il sacchetto della spesa -. Siamo così abituati alle emergenze che ormai siamo anestetizzati».
«Assolutamente non sono preoccupata» interviene Valeria Neri di Brugherio. Ma anche chi non ha dubbi ha le sue precauzioni per dormire tranquillo: negoziante di fiducia e prodotti italiani. «Nessuna preoccupazione: abbiamo un ministero della Salute che fa il suo mestiere e c’è stata una buona informazione - dice convinta Giuliana Piras, dopo avere precisato però di non avere comprato carni bianche -. L’importante è stare bene attenti a dove si compra la merce». Daniela Galletti in viale Padova sbandiera la sua fedeltà a petto di pollo e alette: «Ho mangiato le cosce anche sabato - sorride -. Non le prendo al supermercato, ma dallo stesso salumiere da cui vado da trent’anni: non mi è mai successo niente».