Quando la caccia all'oro è dolce come il miele

di Luca Frigerio*

Il gioco è lo specchio della società, lo ha spiegato Huizinga. L'era moderna del gioco è cominciata nell'Ottocento con i primi casinò che nacquero in esclusive località turistiche e termali. Poi i casinò sono diventati ambienti frequentati dal «belmondo», dall'ultima vera nobiltà e dalla ricca borghesia. Mondi ormai persi in racconti fantastici come quelli di Dostoevskij. Era la società dei grandi patrimoni riservati ad una piccola parte della popolazione, ci si vestiva in smoking e i giochi praticati erano due o tre. Lo chemin de fer delle grandi sfide tra giocatori, a volte epiche e interminabili, il trente quarante, un gioco semplice e onesto, e poi la roulette, fatta di movimenti e riti eleganti, quasi quanto gli abiti e il portamento delle signore che ancora amavano e potevano sfoggiare abiti da sera e gioielli fiabeschi. Poi la società è cambiata, molta più gente ha potuto accedere a luoghi fino ad allora riservati a pochi eletti, come i casinò. In pochi anni lo smoking è stato sostituito da un semplice «giacca e cravatta» e poi dall'abbigliamento decisamente informale. Oggi si gioca di più e più velocemente perché si ha meno tempo, si fa anche più attenzione, ma comunque si continua a giocare. Se i muri di un casinò potessero parlare ci racconterebbero come tutto è cambiato, come le persone sono diverse, ma ci direbbero anche che le emozioni sono rimaste le stesse, la voglia di sfidare il fato è immutata, con la pallina che gira...Come la ruota della vita.
* presidente Federgioco