Quando il calcio batte la dittatura

Hamburger presenta «L’anno che i miei genitori andarono in vacanza», storia di sport e dolore

da Berlino

Con il calcio e con delicata ironia ci si prende gioco della persecuzione nel film in concorso alla Berlinale L'anno che i miei genitori andarono in vacanza, del brasiliano Cao Hamburger. Di padre ebreo berlinese e madre italiana il regista ricorda la dittatura militare in Brasile di Emilio Garrastazu Médici sullo sfondo dei mondiali di Messico '70, quando l'Italia perse in finale contro il Brasile. A San Paolo due genitori, ricercati dalla polizia, abbandonano il figlio dodicenne, pazzo per il calcio, sulla porta della casa del nonno. I due mentono al bimbo inventandosi una vacanza e il rientro per l’inizio dei mondiali. Non entrano in casa e quindi non sanno che il nonno è morto proprio quel giorno. Si curerà del piccolo un vecchio vicino di casa del morto che, urtato dall’adozione forzata e poi avvinto dalla freschezza indifesa del bimbo, gli cercherà i genitori. Mentre nei Mondiali il Brasile «passa i turni» e il regime per l’entusiasmo allenta la morsa, il vecchio si dà da fare. Ritrova la madre, ma viene scoperto e arrestato per essere liberato il giorno della vittoria carioca tra il tripudio generale.
Aggiunge ben poco alla storia di questo Festival l’altro film in concorso I'm a Cyborg, But That's Ok del coreano Park Chan-Wook. Una vicenda da pazzi tra i pazzi di una casa psichiatrica. Una ragazza (Lim Soo-Jung) è convinta di essere un cyborg; parla a elettrodomestici e distributori di bevande, e al cibo preferisce per «ricaricarsi» batterie alcaline. Se ne innamora un altro paziente (Jung Ji-hoon). Tra discorsi sconnessi e fantastici, la clinica diverrà per loro uno scenario da fumetto.