Quando il cardinal Borromeo volle convertire i musulmani

Pubblichiamo, per gentile concessione dell'editore Àncora, uno stralcio di Luce mattutina, l'opera del cardinale Federico Borromeo composta tra il 1627 e il 1630 sotto forma di dialogo tra un musulmano e il re cristiano Sapore sulla vera fede (il manoscritto, edito per la prima volta, è conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano). Nel brano che qui anticipiamo - nella versione in lingua corrente - il musulmano obbietta che l'Incarnazione rappresenterebbe un'offesa alla maestà divina. «Maestro, senza dubbio voi sapete scrutare nel mio animo e riuscite a capire tutti i miei sentimenti. In effetti, non appena vi ho sentito dire che Dio si è incarnato e si è fatto uomo sono stato preso dallo sgomento perché una simile notizia mi è sembrata un’offesa alla Maestà Divina: significherebbe, infatti, contaminarla con questa nostra carne corrotta che altro non è che un verme vivente. Io avevo già sentito dire che gli antichi pagani parlavano allo stesso modo dei loro dèi che discendevano in terra e venivano in aiuto degli uomini prendendo varie forme e sembianze».
Mi sembrò in quel momento che il volto del Re, sentendo queste mie accorate parole e resosi conto che erano genuine e sincere, s’illuminasse d’un ampio sorriso più di quanto non avesse fatto in precedenza, forse soddisfatto delle mie stesse domande. E perciò replicò: «Tutto ciò che possiamo fare o pensare della grandezza di Dio è in realtà di gran lunga inadeguato al suo essere, perciò sono contento che tu nutra per Lui sentimenti tanto elevati, benché tu ancora non riesca a comprendere in che cosa consista la sua grandezza. Potere e sapere ogni cosa: ecco cos’è la sua grandezza. Difatti egli seppe fare ciò che era necessario senza che la sua sapienza e la sua potenza risultassero sminuite. Poi, quando pensi che sia stato per Lui disdicevole venire fra gli uomini, non fai altro che sminuire la sua grandezza senza nemmeno accorgertene. Perché per venire fra noi egli scelse un modo così grande e meraviglioso che lo avrebbe potuto realizzare soltanto chi è onnipotente. Hai ragione quando citi gli Antichi che fecero discendere dal cielo in terra gli dèi, ma a qual scopo? Per rubare, per innamorarsi, per compiere vendette e quel poco di bene che poterono fare era modesto e a beneficio di una sola città o di una sola nazione. Questi modesti effetti sarebbero stati insufficienti a giustificare perché Dio sia disceso dal cielo in terra. E poi c’è da dire anche questo: sotto quali forme gli dèi apparvero agli uomini? Anche sotto forma di bestie o con fittizie sembianze corporee fatte solo per ingannare».
Non so spiegare l’effetto che ebbero su di me queste parole e quanta serenità riuscirono a dare alla mia mente turbata, ma sta di fatto che, rendendomi conto che siamo sempre alla ricerca della verità e che soltanto essa ci appaga, mi sentii confortato. Così, mi feci animo e proseguii nelle mie domande dicendo: «Maestro mio, ma avrò da voi almeno dei chiarimenti sul modo con cui Dio è divenuto uomo, affinché questa incarnazione non appaia in contrasto con la sua grandezza?».
«Mi dispongo a farlo quando vuoi» disse «purché tu presti attenzione alle mie parole e cerchi solo di raggiungere la verità senza lasciarti condizionare da quanto ti hanno raccontato in passato. Se Dio doveva farsi uomo era conveniente che lo facesse nel modo migliore e più giusto. Non certo con la finzione con cui gli antichi lo fecero apparire ora qui e ora là come se il mondo fosse un palcoscenico, ma invece nella maniera più degna e perfetta, e ancora più vera, perché Dio, che è la verità suprema, non poteva ingannare il mondo. Per questo scelse per madre una donna, che era la più santa e la più casta che fosse mai esistita o che mai esisterà, e questa donna si chiamava Maria. E la natura umana di Dio si formò nel suo santissimo ventre per virtù dello Spirito Santo, perché (essendo ella vergine purissima) il concepimento non poteva essere opera di alcun uomo, ma doveva essere solo divino. Così, la natura umana di Gesù Cristo restò per nove mesi nel ventre di Maria, proprio come noi stessi facciamo prima della nascita \. Poi, Cristo nacque nudo, misero e povero mentre avrebbe potuto scegliere un modo diverso, non soggetto alle innumerevoli miserie della natura umana, che è mortale ed esposta alla sofferenza. Ma non lo volle per molte ragioni. Prima di tutto per insegnarci come si conquista il Paradiso. Poi, per dimostrare che Egli è il nostro Maestro non solo a parole, ma anche con l’esempio e coi fatti. E infine perché era conveniente (quando si assuma un modo d’agire conforme a sapienza) che il Figlio di Dio, che è venuto in questo mondo per la riconciliazione dell’umanità con Dio, assumesse quella natura che lo avrebbe fatto amare più facilmente dagli stessi uomini, e poiché l’uomo ama più di ogni altra la propria natura bisognava che Dio, se voleva ottenere più facilmente la nostra amorevole considerazione, diventasse Lui stesso uomo e perciò, come tutto il genere umano, mortale, sensibile al dolore fisico e soggetto alla fame, alla sete e a ogni altro bisogno della carne. E dato che fra tutte le miserie della natura umana la principale è la morte, Cristo dovette morire per dimostrare in concreto che la sua natura era proprio quella che vedevano gli uomini. Al contrario, se non fosse morto, si sarebbe potuto pensare che non era un uomo ma un fantasma. E non meritando in alcun modo di morire perché era del tutto innocente e senza alcun peccato, era necessario che, per far conoscere al mondo la sua innocenza, egli risuscitasse in modo eccezionalmente glorioso affinché Iddio potesse dimostrare quanto è giusto nell’esaltare chi si umilia per amor suo \».
«Quanto mi dite, o mio grande Maestro, è di tale importanza che io non oso né credere, né non credere alle vostre parole \. Non saprei proprio dove spezzare una così ferrea catena di argomentazioni e così mi ritrovo quasi prigioniero della verità, ma, ad esser sincero, la mia inquietudine ancora non si placa».
«Non devi meravigliarti, figlio mio» mi rispose «perché si tratta di cose che non avevi mai udito prima. Devi renderti conto che la stessa fede musulmana, che ora professi, ti costringe a credere non soltanto a molte cose che la ragione, come nel caso della religione cristiana, non è in grado di spiegare, perché ad essa non sono omogenee. Ma quanto la fede musulmana ti propone a credere è del tutto lontano e contrario alla ragione stessa, come potrei testimoniarti e provarti. Ma non è questo il luogo per farlo. È sufficiente che tu capisca che le difficoltà della fede risiedono sia nella religione giusta che in quella sbagliata, per cui non devi badare a queste difficoltà, ma solo alla verità e alle argomentazioni portate a sostegno delle diverse tesi».