Quando la cautela è da usare con i parlamentari

Caro Granzotto, in questi giorni e relativamente al blitz per liberare i due militari italiani caduti nelle mani dei talebani, ha fatto irruzione nel linguaggio politico e giornalistico la parola «caveat» (vedi Gianfranco Fini alla Camera: «Le chiedo se alla luce di questa pagina non sia il momento di rimuovere alcuni di quei caveat che anche in questa circostanza hanno reso l'impiego dei soldati complicato e difficile»). Sul mio vocabolario «caveat» non compare. Che roba è?


Latino, caro Bolognesi. Quella che si dice una lingua morta, ma che a quanto pare seguita a darsi un sacco da fare (anche se poi, in bocche snob, micro diventa «maicro», limes «laims», ego «igo», puls «plas», sine die «sain dai» e imprimatur «imprimetur», come se fossero parole della lingua dei cowboy e non di quella di Cicerone). Caveo, in latino, sta a significare «usare cautela», «stare in guardia». Cave tibi Roma, guardati da Roma si esclamava già qualche tempo prima che comparisse sulla scena il senatore Umberto Bossi. I caveat son dunque precauzioni prese per allontanare da sé o altri un rischio, un pericolo. Nel nostro caso, i caveat si riferiscono a restrizioni all'impiego delle truppe italiane. Le cose andarono così: allorché la Nato assunse il controllo anche delle irrequiete province dell'Afghanistan meridionale, si pattuirono regole d'ingaggio comuni ai contingenti militari provenienti da una trentina di nazioni (talune presenti con forze poco più che simboliche). Regole che consentono di aprire il fuoco per difendersi, per proteggere i civili e assistere le truppe afghane, ma anche per sferrare attacchi preventivi contro le bande talebane. Parendoci questa ultima regola d'ingaggio poco conforme al principio della «guerra umanitaria» (parendo, in sostanza, all'attuale governo che i talebani, così buoni, così miti, non meritino d'esser combattuti con le armi, ma caso mai col dialogo), abbiamo calato sul tavolo delle trattative un paio di bei caveat. Primo, niente scorribande: i nostri soldati non possono esser chiamati a varcare di un passo i limiti del proprio settore operativo. Secondo, di prima linea, con conseguenti azioni aggressive, non se ne parla nemmeno.
«Si può concepire un'alleanza - si chiedeva un casco blu a quattro stelle - con un gruppo di contingenti che sistematicamente si reca nelle zone più pericolose a combattere subendo perdite, mentre un altro gruppo se ne sta acquartierato nelle retrovie? Si può concepire che in virtù dei caveat italiani e tedeschi (nostri compari caveatori) se ne stessero a guardare mentre gl'inglesi erano sotto furibondo attacco delle squadracce talebane? Questa, caro Bolognesi, è la questione posta da Fini nel corso della seduta straordinaria della Camera, convocata d'urgenza per ascoltare le comunicazioni del Governo. Questione molto seria sollevata in un momento molto serio. Ed infatti ad ascoltarlo, Fini, erano in trenta. Gli altri seicento onorevoli deputati, tutti a spasso. Alla faccia delle centralità del Parlamento. Alla faccia della rispettabilità e della dignità delle istituzioni (Napolitano ha qualcosa da dire o si occupa solo di «esposizioni mediatiche»?)».