Quando la censura è un dovere

Non è chiaro per quale ragione, nei giorni scorsi, è saltata una regola basilare e non scritta del giornalismo: ossia che dei suicidi non si deve parlare né scrivere. Il perché è noto: svariate ricerche hanno dimostrato che le notizie dei suicidi sono fonte di emulazione e che troppe persone hanno tratto linfa dal gesto altrui (di una celebrità come di uno sconosciuto) prima di compiere il proprio. Non è stato invece così per Ciro Milani, un ragazzo che aveva pianificato da mesi il proprio suicidio e ne aveva raccontato i preparativi sul proprio sito internet: la notizia ha scatenato un ciclone mediatico come se un cosiddetto blogger non fosse una persona come un’altra, come se il tenutario di un blog non potesse essere un qualsiasi studente, un impiegato, un negoziante, un giornalista. I commenti lasciati sul sito a margine del suicidio confermano peraltro ciò che già sapevamo: che la tentazione dell’emulazione è sempre in agguato e, in seconda battuta, che la percentuale di idioti sulla faccia della terra supera regolarmente la nostra immaginazione. Ma non è una grande notizia. È molto più importante ricordare, e prevenire, che in Italia si tolgono la vita mediamente 4300 persone ogni anno: circa una persona e mezza al giorno nelle grandi città.