Quando certa sinistra serve sì, ma alla poltrona

Propositum mutat sapiens, at stultus inhaeret, il saggio muta opinione ma non lo stolto, dicevano i latini a dimostrazione che la coerenza non è una qualità molto apprezzata. Forse è per questa ragione che in questi giorni abbiamo assistito, a sinistra, financo alla pratica della coerenza nell'incoerenza, che più che un ossimoro è un bisticcio di parole che descrive in modo esauriente il cinismo e l'immoralità di politici privi di dignità. È stato scritto che la sopravvivenza del governo Prodi è l'ultimo diaframma a difesa del bipolarismo. E dunque, solo per tutelarlo, la sinistra non si è peritata a reclutare nel centrosinistra, immagino con quali immonde promesse, un senatore del centrodestra che, a sua volta, non trova osceno raggirare in tal modo i propri elettori. In precedenza il senatore Rossi che, in piena coerenza con le proprie opinioni e con quelle dei propri elettori, si era astenuto dal voto nel dibattito in Senato sulla politica del governo, è stato preso a pugni da un altro politico di sinistra che molto probabilmente aveva manifestato a Vicenza contro la politica estera del governo Prodi. Da ultimo, l'insigne statista che tutto il mondo ci invidia l'altro ieri ha detto che certa sinistra non serve al Paese. Dunque, l'illustre politico evita accordi con la sinistra massimalista, come ha già fatto Helmut Schröder in Germania. Anzi, no: certa sinistra non serve al Paese, ma alla poltrona sì. Di fronte a questo spettacolo indecente, da stolto quale sono, preferisco affermare, con Paul Bourget, che si deve vivere come si pensa, per non ridursi a pensare come si è vissuto.