Quando Chiavari parlava francese

Maurizio Garreffa

Il referendum del primo giugno 1805 non fu dei più democratici, visto che gli astenuti vennero considerati voti positivi. Ma fu così che Napoleone Bonaparte aggregò all'Impero Francese l'intero territorio ligure. «Allons enfants de la patrie - squillava la Marsigliese - le jour de gloire est arrivé!». Una manciata di giorni dopo la nomina a Re d'Italia, avvenuta il 26 maggio a Milano davanti a papa Pio VII, il 2 giugno 1805 Napoleone firmò il decreto che conferiva a Chiavari la nomina di Capoluogo del «Departement des Apennins» con il numero 110, e pochi giorni dopo, la mattina di venerdì 7 giugno dello stesso anno, il tricolore francese sventolava garrulo sulla torre chiavarese.
A distanza di duecento anni da allora, ricordare quel momento di grande novità per la storia della Liguria è quasi d'obbligo; così oggi, sulla scia delle feste celebrative che si sono tenute in Francia nei giorni scorsi, è suggestivo passare di fronte a Palazzo Torriglia a Chiavari e immaginare sul pennone vuoto fisso sulla facciata i bagliori blu, bianchi e rossi del tricolore d'oltralpe che duecento anni prima facevano bella mostra di sé e sembravano presagire un futuro positivo per l'intera regione.
L'appuntamento più importante è quello di sabato 11 giugno, quando Chiavari vestirà nuovamente alla francese, in occasione della commemorazione del bicentenario. L'appuntamento è stato fortemente voluto dall'Associazione Culturale «O Castello» e sostenuto dal Comune di Chiavari e dall'Accademia dei Cultori di Storia Locale, con l'intento di far rivivere una giornata storica e riportarci ad una società molto diversa dalla nostra.
A quali cambiamenti, in particolare, andò incontro la città dopo l'importante nomina conferita da Napoleone?
«Con l'arrivo di numerose famiglie francesi, e dei loro alti stipendi, vi fu fin da subito un grande movimento economico - risponde Francesco Casaretto, coordinatore dell'evento - Gli appartamenti, ad esempio, vennero rimodernati e i nuovi lavori di manutenzione ridussero sensibilmente la disoccupazione. Arrivò anche la burocrazia francese e questo contribuì alla nascita della tipografia di Giacomo Pila nella piazza davanti alla chiesa di San Giovanni e alla creazione, il 23 settembre del 1805, dell'ufficio postale in Via Ravaschieri».
Dunque un periodo assai positivo per il nuovo Capoluogo degli Appennini.
«Sì, se teniamo conto che le tasse da pagare osservarono un'importante riduzione, dal momento che i chiavaresi erano ormai diventati “cittadini francesi”, a differenza delle altre località che ancora dipendevano dal Regno d'Italia».
Come cambiò lo stile di vita dei cittadini chiavaresi in quel periodo?
«In maniera positiva…». È la risposta di Casaretto, che poi aggiunge: «Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, l'arrivo prepotente della moda francese, ed ecco infatti che i parrucchieri per signora, da pochi che erano, divennero 23 e si contarono persino 14 barbieri. Per quello che riguarda invece la trasmissione della cultura e delle informazioni, Chiavari dà vita al suo primo giornale con la stampa del "Giornale degli Appennini". Il primo numero è quello del 15 giugno del 1811».
Appuntamento dunque a sabato 11 giugno, all'interno della Sala Ghio - Schiffini di via Ravaschieri 15, a partire dalle ore 9.30, dove si alterneranno diverse discussioni su alcuni temi importanti riguardanti l'egemonia napoleonica in Liguria. Madame Ilia Bixio, presidentessa dell'Associazione Culturale Italo-francese del Tigullio, parlerà de «I Francesi nel Tigullio», mentre Paolo Carosini e Loredana Peirano discuteranno sull'ordinamento amministrativo, economico e sociale del «Dipartimento degli Appennini» e sull'importanza che ebbero i suoi notabili e i suoi gruppi dirigenti.
Nel pomeriggio, alle 15.30, in piazza Mazzini (Palazzo Torriglia), alzabandiera e canto della Marsigliese da parte degli alunni della Scuola «Fara». La manifestazione si concluderà subito dopo in piazza Fenice con l'esibizione dei rappresentanti militari dell'esercito napoleonico e della Repubblica di Genova. «Marchons, marchons!», il prestigioso ruolo assegnato da Napoleone a Chiavari rispetto alle altre città concorrenti, ancora una volta, rivive nel centro cittadino.