Quando è il cibo di strada a conquistare i cuochi stellati

Il solito atavico derby con i cuginastri francesi si ripropone a casa nostra su uno dei terreni più ostici: quello del cibo, o meglio del fooding, pianeta reso ormai saturo dai media ma che sembra ogni volta aprire nuovi varchi. L’ultimo della serie, su cui il made in Italy incassa un gratuito 0-1 in casa, riguarda lo street food, il cibo da strada appunto: quello della bancarella, degli intermezzi al cartoccio di cui anche il nostro Paese, dalle Alpi in giù, vanta una cultura millenaria: basti pensare ai cicchetti veneziani, alla fugassa al formaggio di Recco, al celebre lampredotto fiorentino, allo gnocco fritto modenese, alla piadina romagnola, ai supplì al telefono e baccalà romaneschi, i panzerotti pugliesi, arancini, stigghiola e pane con la meuza siciliani e via di questo passo. Ma ecco i francesi che mercoledì e giovedì porteranno in piazza “Pelle all’arrabbiata“, edizione italica di Le Grand Fooding, che vale a dire la fiera del cibo di strada. In chiave, ca va sans dire, rigorosamente contemporanea. La kermesse si svolgerà alla Segheria di via Meda 24 e i protagonisti saranno chef internazionali pluristellati. L’ennesima maratona del cibo? «Mica tanto» dice Matteo Torretta, chef patron del ristorante “al V Piano” del Grand Visconti Palace, unico rappresentante della compagine italiana, oltre alla coppia Roncoroni-Nespor de “Al Mercato“ di Milano. «La novità c’è e i francesi son stati bravi a cavalcarla per primi, perchè la rivisitazione dello street food coglie al centro una questione cruciale: ovvero l’esigenza sempre più diffusa di cibi pronti rapidi e chip ma di alta qualità poichè, dopo anni di martellamenti, i palati sono diventati molto più esigenti, anche quelli di chi in realtà non capisce niente ma finge il contrario....».
Alla fiera dei «chioschi», allora, Torretta preparerà una rivisitazione del classico kebab, a base d’anatra con ketchup di carote e spuma di maionese tartufata. La globalizzazione avanza, vien da dire, e chi ha frequentato i golosi templi delle tapas o dei pinchos in Castiglia e nei Paesi baschi, capisce che parliamo del classico uovo di colombo, nel senso della metafora. «Ma sì, e pure noi italiani col cibo in strada siamo cresciuti - dice Torretta - anche se ora si pone un problema diverso: come collocare in modo easy la grande inflazione di gourmet e gourmand?». Già. Per non sbagliare, a Milano sbarcheranno blasonati chef stranieri. Come Andreas Dahlberg e Wade Brown del Bastard di Malmö; Vinny Dotolo e Jon Shook dell'Animal restaurant di Los Angeles; James Lowe e Isaac McHale del The Young Turks di Londra: e Jérôme Bigot de Les Grès di Lindry, in Borgogna. Le cui performance verranno accompagnate da una scenografia adatta all’uopo, con l’apporto di artisti e designer. Il costo del biglietto d’ingresso è di 30 euro e per sapere se ne vale la pena basta leggere i menù sul sito www.legrandfooding.com. Qualche assaggio? Wrap di cuore d’agnello, yogurt di pecora e acciughe; Lecca Lecca di polipo e pancia di maiale eccetera eccetera.
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