Quando il Consiglio attaccava il sindaco: «Finge di non sapere»

Tre mesi prima che Trezzano sul Naviglio fosse colpita da un terremoto giudiziario, il sindaco Liana Scundi lo aveva messo a verbale. «Rispondo in maniera molto chiara, il Comune non è coinvolto». Niente a che fare con l’operazione «Parco sud», che aveva portato in carcere gli imprenditori legati alle cosche. Nessun legame con la ’ndrangheta, né appalti sospetti. Il primo cittadino rispondeva con sicurezza alle interpellanze dei consiglieri comunali. Era il 30 novembre scorso. Tre mesi dopo, l’amministrazione viene travolta da una piena. Arrestati un consigliere di opposizione e il marito della Scundi, l’ex sindaco Tiziano Butturini, con l’accusa di aver preso mazzette per favorire le aziende dei boss.
Il verbale di quella seduta consiliare è un monumento ai sospetti che ormai da tempo aleggiavano sull’amministrazione del piccolo centro alla periferia sud di Milano. A incalzare il sindaco è Giuseppe Russomanno, consigliere e capogruppo di AN, il cui nome compare nell’orindine d’arresto firmato dal gip Giuseppe Gennari. Alfredo Iorio, considerato il lobbista della cosche, ne parla nel corso di un interrogatorio. Spiega che per accelerare una pratica in Comune, aveva pensato di coinvolgere Butturini, Michele Iannuzzi (il consigliere del Pdl finito in carcere) e Russomanno. Ai primi due, dichiara di aver versato una tangente di 10mila e 2mila euro. Nulla, invece, a Russomanno. Che, ora, spiega «di non aver mai avuto rapporti con Iorio», e di aver «sempre agito per la tutela dell’interesse pubblico, contro ogni forma di connivenza con ambiti di criminalità». Tanto che, quel 30 novembre, chiede in aula: «Il Comune di Trezzano cosa ha fatto per evitare le infiltrazioni da parte della criminalità in relazione ad appalti e gare?». E ancora, «quanti appalti sono stati concessi non attraverso il sistema di gara, ma attraverso quello del cottimo fiduciario?».
Il sindaco Scundi prende la parola. «La criminalità organizzata - risponde - esiste fin dagli anni ’70, esiste ancora oggi e non bisogna abbassare la guardia». Ma con le cosche «il Comune di Trezzano non è coinvolto. E qui potrei fermarmi. Ma voglio andare oltre, perché parlare di legalità vuol dire parlare anche di trasparenza. Esiste un atto giudiziario». Riguarda la Tasm, l’azienda pubblica che con 32 milioni di capitale gestisce gli impianti di depurazione dell’acqua di 500 mila cittadini dell’area Sud di Milano. Il presidente è Butturini, il marito. Ma, assicura la Scundi, «senz’altro a breve sarà accertata la piena regolarità del nostro operato e l’estraneità all’inchiesta della società». Non è andata esattamente così. Per la procura, Butturini avrebbe passato alle società legate ai clan incarichi di ogni genere, dalle progettazioni al catering per le cerimonie inaugurali di acquedotti e depuratori. Tre mesi fa, però, l’ombra della ’ndrangheta non si vedeva. Almeno, per il sindaco di Trezzano. Così, a conclusione di quella seduta, il consigliere Russomanno la ammoniva. «Lei fa finta di non sapere o di non ricordare. Prima di fare spot, guardiamo in casa nostra cosa succede».