Quando Corso tagliò la cravatta a Duchamp

Ginsberg, Burroughs e altri si stabilirono in Francia. Le vere beat? Le loro donne

da Parigi

L argo spazio ha nella mostra l'esperienza francese della Beat Generation, simboleggiata da quel Beat Hotel nel Quartiere latino dove Ginsberg scrisse le sue poesie più famose, esclusa L'urlo, Corso compose Bomb e The Happy Birtdhay of Death, Burroughs Il pasto nudo, Gysin inventò la teoria del «cut up», ovvero la letteratura come riciclo della letteratura. Lì furono ideati e organizzati i primi spettacoli di luci e proiezioni corporee multimediali, gli antesignani insomma degli spettacoli rock con luci psichedeliche, lì fu costruita la Dreamachine, la macchina dei sogni che creava allucinazioni visive, lì venne girato il film sperimentale inglese The Cut-Ups e quindi per molti versi si può dire che gran parte della controcultura americana che avrebbe dato vita agli hippies e poi ai «figli dei fiori» venne tenuta a battesimo sulle rive della Senna...

Il Beat Hotel naturalmente non si chiamava così, anche perché non aveva né nome né insegna. Stava in rue Gît-le-Coeur, lì dove rue Saint-Andrè des Arts sbuca quasi sulla Senna, era di XIII categoria, ovvero la più bassa: topi lungo le scale, 42 camere senza bagno ma con le turche ai piani, odore stagnante di cibo e di escrementi, cambio della biancheria una volta al mese... Gerente dell'albergo era Madame Rachou, che veniva da Giverny e aveva fatto a tempo a servire a tavola Monet e Pissarro. Nell'autunno del 1957 vi si insediarono Allen Ginsberg, Gregory Corso e Peter Orlovsky e fino al '63 divenne la loro dimora parigina: quando lì si stabilirono anche Burroughs e Brion Gysin, la formazione fu pressoché al completo. L'unico che non vi mise mai piede fu proprio Kerouac: nonostante le sue ascendenze franco-canadesi, e quindi un certo penchant per il Vecchio continente, e nonostante fosse proprio lui il cantore del movimento, dell'«andare», sarà quello che più malvolentieri lascerà gli Stati Uniti e che sempre più rifuggirà da una vita fatta di vagabondaggi, ristrettezze, promiscuità.

Che cosa questi scrittori americani cercassero nel cuore dell'Europa è presto detto: una fuga dal conformismo e dal puritanesimo, la possibilità di vivere in maniera libera. Curiosamente, quello che non li attirava era invece proprio ciò che allora faceva di Parigi il centro intellettuale del continente: esistenzialismo e Nouvelle Vague, Sartre e Godard, la Greco e la Bardot, Françoise Sagan, ma anche Jonesco e Beckett... Erano anche gli anni della guerra d'Algeria, del ritorno sulla scena politica di De Gaulle, della fine della Terza repubblica, ma agli scrittori beat la politica non interessava, e l'ideologia ancor meno. «Sono soltanto un ex marinaio, non faccio politica, non voto nemmeno» dirà Ginsberg: erano per un totale non coinvolgimento, «la mitezza dell'agnello dell'illusione», un pacifismo non attivo, il già ricordato all'inizio «non contate su di noi». Corso scriveva di amare la bomba atomica, perché odiarla voleva dire restarne vittima, Burroughs era perso nei mondi che popolavano i paradisi artificiali e insomma l'idea che dietro la Beat Generation ci fosse un nocciolo duro ideologico è soprattutto il frutto di letture interessate. Non sorprende che i loro gusti intellettuali andassero verso scrittori come Céline, verso movimenti come il dadaismo e in genere verso tutto ciò che metteva l'arte al primo posto e la società all'ultimo.

Il disinteresse verso ciò che accadeva all'esterno, si spiega anche con l'interesse verso ciò che si muoveva all'interno del piccolo gruppo. Un capitolo a parte meriterebbe il rapporto con la droga. Oggi che il fenomeno è da sballo, da tedio, da pura evasione o da puro piacere, e in fondo di massa, riesce difficile riferirsi a un'epoca in cui «avvicinamenti, droghe, ebbrezze», per dirla con Ernst Jünger, erano intesi nel senso di una percezione più profonda, di un'esplorazione totale, di un viaggio mentale... C'erano poi gli aggrovigliati rapporti sentimentali, con un tasso molto forte di omosessualità, ma anche con l'idea che la donna di uno fosse, lei consenziente, la donna di molti, se non di tutti, e una forte solidarietà artistico-comunitaria, il che voleva dire interessarsi anche praticamente (battere a macchina testi altrui, trovare gli editori, prestare soldi) del lavoro degli altri. Nel tentativo di far pubblicare Il pasto nudo dalle edizioni Olympia di Maurice Girodias, allora specializzate in pornografia d'autore, Ginsberg, Corso e l'intellettuale francese Jean-Jacques Label occuparono la casa editrice. «Gregory aveva portato del vino e noi ci sedemmo per terra. Gli dicemmo: Non ci muoviamo da qui fino a quando non avrai firmato il contratto».

Altre volte l'assoluta bizzarria degli atteggiamenti produceva situazioni fra il farsesco e il grottesco. A una festa in onore di Duchamp, Corso, ubriaco, vomitò sulle scale, Ginsberg si mise a baciare le ginocchia del pittore, convinto di fare un gesto surrealista, ancora Corso gli tagliò la cravatta con un paio di forbici... Il modo di fare, insomma, era questo e in fondo pervadeva un po' tutti gli abitanti del Beat hotel, artisti o meno. Sinclair Bailes, un amico di Burroughs fin dai tempi di Tangeri, si era trasferito lì con la sua ragazza tedesca, e siccome lui era un ebreo sudafricano la inseguiva sul tetto con una spada per vendicare le persecuzioni subite dalla sua razza...

Nella mostra non c'è traccia di You'll Be Okay, le memorie della prima moglie di Kerouac, ed è un peccato perché rappresentano l'unica voce femminile di quel periodo nascente, quando il Beat in pratica aveva ancora i pantaloni corti. In quest'ottica, e pur con tutti i limiti del caso, le vere conformiste furono queste ragazzine come Edie Parker, fra i diciassette e i vent'anni, che faticavano più dei loro coetanei e fidanzati, li rifornivano di sigarette, gli procuravano un letto o un divano su cui dormire, spesso rimanevano incinta, spesso abortivano... Erano sognatrici, ma anche concrete. Jack Kerouac può fare il suo apprendistato di scrittore perché c'è Edie che lavora in un night come sigaraia e paga l'affitto... Le beat erano loro, anche se non sapevano cosa volesse dire. SS