Quando Costituzione non fa rima con scuola

Chi si è stracciato le vesti per l'ultimo referendum, il «popolo di sinistra» sempre pronto a difendere la Costituzione parola per parola (manco fosse il Corano), dovrebbe provare a spiegare perché la Costituzione una volta entrati a scuola non vale più. O almeno perché non valgano più (o per meglio dire non abbiano mai avuto valore proprio per la sinistra) quelle poche fatidiche parole che parlano della libertà di insegnamento nella parte che riguarda i «princìpi fondamentali».
Per gli eredi di Gramsci, quelli della rivoluzione senza spargimento di sangue, e dell'egemonia culturale che dovrebbe soggiogare gli eredi della tradizione cattolica trasformandoli in «utili idioti» (parola di Togliatti), la libertà di insegnamento trova il suo invalicabile argine nel pensiero di sinistra, l'unico ammesso, in pratica,nella scuola di Stato. E poiché nella scuola com'è ridotta oggi non valgono le regole della cultura, ma quelle della guerra, con il presunto avversario non si discute né ci si confronta civilmente. Semplicemente, lo si elimina.
Stefano Lorenzetto ha raccolto tempo fa, proprio per le pagine di questo giornale, la triste storia di un insegnante cattolico, definito «una specie di Don Bosco», e perciò guardato con sospetto per anni da dirigenti e colleghi. Appena intravista l'occasione favorevole (una fuggevole pressione sulla pancia di una bambina in preda a una colica, subito trasformata in sospetto di pedofilia) insegnanti e dirigente (si trattava di una scuola media) si sono coalizzati per eliminare il «diverso» che li aveva turbati per anni, forse destando in loro anche un po' di invidia.
Abbandonato da tutti, con lo stipendio decurtato, si è ridotto a scrivere lettere ad alte personalità per ottenere un po' di giustizia, ma invano: i tromboni pronti a mobilitarsi in favore di balene, scimmioni, gay di entrambi i sessi, terroristi non pentiti, non hanno mostrato la minima sensibilità per la libertà di un insegnante palesemente vittima di un'ingiustizia e di una discriminazione ideologica.
Casi del genere non sono infrequenti nelle scuole di ogni ordine e grado, ma raggiungono la massima frequenza, nella scuola elementare, e non a caso: una volta indottrinati i bambini secondo do i canoni del «pensiero unico» sarà molto difficile far cambiare loro idea. Posto che nella scuola italiana ci siano ancora insegnanti disposti a rischiare tanto.