Quando Croce lo voleva re

Vittorio Emanuele di Savoia, ora in carcere per associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione, ha avuto per alcuni mesi la possibilità di diventare re d’Italia. E a perorare la sua causa era il più grande filosofo italiano del ’900, Benedetto Croce. La vicenda, poco conosciuta dal grande pubblico, prende le mosse già il 25 luglio 1943, quando Mussolini viene destituito da Vittorio Emanuele III. Appresa la notizia, raccontano le fonti, sembra che Hitler sia andato su tutte le furie e abbia detto ai suoi generali: «Voglio il bambino...il bambino prima di tutti!». Alludeva al piccolo Vittorio Emanuele, figlio dell’allora principe ereditario Umberto. Il re, infatti, si trovava fra due fuochi: gli antifascisti lo accusavano di avere permesso al regime di nascere e prosperare per 20 anni. Secondo i fascisti e i nazisti invece aveva tramato per fare arrestare il Duce e far cambiare fronte di guerra all’Italia. Non meno compromesso agli occhi dell’opinione pubblica risultava Umberto, visto come silente e ossequioso esecutore della volontà paterna. Hitler, raccontano gli storici, aveva capito prima di tutti che l’unico modo per salvare la dinastia sabauda era la doppia abdicazione del vecchio Vittorio Emanuele e Umberto a favore del principino. Un’ipotesi temuta dal Führer e per lo stesso motivo caldeggiata, nei mesi successivi, da alcuni fra i più illuminati monarchici italiani, fra cui Concetto Marchesi e Benedetto Croce.