QUANDO UN CT RESPINGE LA CONDANNA

Il calcio è ripartito alla grande. Anche nelle tv locali. Dove, ahinoi, le chiacchiere hanno ormai il sopravvento sulle immagini. A star bassi, le moviole battono i gol dieci a tre e le polemiche strapazzano i rigori venti a due. La lunga pausa estiva, interrotta solo da qualche barzelletta tipo il trasferimento di Ronaldinho al Milan, è servita ad abbronzare le mascelle volitive e le fronti spaziose oltre che a ritemprare l’ugola dei tanti tifosi camuffati da opinionisti, reclutati per discutere di Milan, Inter e Juve. Oppure di Inter, Juve e Milan. Senza dimenticare Juve, Milan e Inter. Già, perché le altre diciotto squadre di A e ventuno di B è come se non esistessero. Però sabato non si poteva non tirare in ballo la Nazionale, troppo ghiotta la doppia figuraccia rimediata con Lituania e Francia. E visto che Toni aveva appena rifilato due gol all’Inter, ecco che il solerte provocatore Fabio Ravezzani, brillante conduttore dell’autorevole Qui Studio a voi Stadio di Telelombardia (ma si vede in mezza Italia), ha preso il pallone al balzo per crocifiggere il commissario tecnico Donadoni. Le rogne se l’è andate proprio a cercare il nostro ct, il succo dell’istantaneo processo. Ma come può succedere? Il capocannoniere dello scorso campionato dimostra di essere in grande forma e lui non lo chiama in Nazionale. Allora è un cretino, per dirla in estrema sintesi, la perentoria motivazione della fulminea sentenza. E mentre i giurati spaparanzati nei banchi confermavano la legittimità del verdetto con le più dotte circumnavigazioni lessicali, a giustificazione del gettone di presenza, ecco che il Cretino si è materializzato via telefono. Lasciando sbigottiti Ravezzani e i suoi invitati. Che non si attendevano certo la chiamata del reo. Né, tantomeno, che questi osasse respingere la condanna di una sì alta corte. Voi non potete parlare di cose che non sapete, ha tuonato fuori dai denti, anche se in modo formalmente assai cortese, l’irrigidito Donadoni, mentre i suoi interlocutori, visibilmente imbarazzati, cercavano invano aiuto in un provvidenziale stacco pubblicitario. Insomma, ha spiegato il ct, Toni non l’ho convocato perché dalla fine dei Mondiali non aveva più giocato una partita intera. E voi cosa ne sapete se gli ho parlato o no? Prima di dire questo e quell’altro, dovreste informarvi, ha sibilato, ribadendo il concetto ancora un paio di volte a Ravezzani e soci, maldestramente scattati in un improbabile contropiede. Buonasera a tutti e arrivederci, clic. Chissà se gli incendiari di professione avranno capito l’esemplare lezione. Ma c’è un rischio: se fossero obbligati a parlare solo di ciò che sanno, dovrebbero star sempre zitti.