QUANDO LA CULTURA ASPETTA. E SPERA

A un certo punto, ma certo non quando Ligabue ha letto le sue poesie, si è sfiorata la poesia. Il momento si è vissuto quando Luciano, accompagnato dal violino struggente di Mauro Pagani (per intenderci, l’altra metà di Fabrizio De Andrè in Creuza de ma), ha cantato Lettera a G., la canzone scritta per ricordare un suo cugino recentemente scomparso per un tumore. È una canzone che dà i brividi, qualcosa che ho voluto riportare integralmente a pagina 50, proprio perchè mi piace condividerla con tutti voi. Proprio perchè quando c’è qualcosa di bello, non c’è cosa migliore che passare parola, che farlo sapere, che gridare a tutti la propria gioia per averlo scoperto.
Figuratevi, succede anche a noi, con i nostri fantastici lettori. Quando si incappa nel Giornale, è difficile liberarsene e, soprattutto, non sentire la voglia di urlare al mondo la gioia di un incontro. Almeno così ci testimoniate, ogni giorno di più, e di questo vi ringrazio una volta di più.
Insomma, io credo che Lettera a G., nel concerto dell’altra sera al Carlo Felice, sia stata probabilmente il punto più alto raggiunto dalla cultura a Genova negli ultimi anni. (...)