QUANDO LA CULTURA ERA DIVERTENTE

La tv degli anni Sessanta era in grado di far coincidere cultura e intrattenimento. Lo dimostrò la divulgazione, con straordinario successo di audience e di critica, del teatro di Carlo Goldoni ad opera di un attore di grande talento come Cesco Baseggio. Oggi che il teatro è scomparso dagli schermi televisivi si notano ancora di più i meriti della Rai di far conoscere i capolavori del nostro maggiore autore, il più rappresentato in tutti i continenti. Non erano mancate negli anni precedenti realizzazioni goldoniane, ma erano per lo più riprese da teatro. Si trattava ora di proporle in maniera più organica e in edizioni appositamente concepite per il teleschermo. Il merito dei responsabili della programmazione fu di individuare in Cesco Baseggio l'interprete giusto per far scoprire a milioni di italiani le grandi commedie di Goldoni. Baseggio era un attore di forte personalità e di rara comunicativa. In quarant'anni di carriera da capocomico aveva già recitato 53 commedie di Goldoni. Era, però, abituato a recitare in palcoscenico e quindi a muoversi con la disinvoltura che le telecamere non gli avrebbero permesso. Per di più, fra la costernazione degli intellettuali, inventava ogni tanto qualche battuta a soggetto. Tuttavia la scommessa di divulgare dai teleschermi l'amatissimo Goldoni e di farlo con i vantaggi dei primi piani e primissimi piani, lo convinse ad accettare la proposta. Il 27 novembre 1964 andarono in onda I rusteghi con un successo sorprendente. La commedia piacque moltissimo al pubblico televisivo grazie al talento di Baseggio, ma anche alla simpatia e alla comunicativa di tutti i suoi attori. I rusteghi furono seguiti da un Sior Todero brontolon ancora più felice, dominato da un Baseggio irresistibile nei suoi mugugni, nelle sue impazienze, nelle sue arrabbiature. Le commedie successive continuarono con lo stesso successo, tanto che la Rai, diversi anni più tardi, lanciò una fortunata collana di videocassette, Baseggio interpreta Goldoni. In studio, però, non mancarono i problemi. Baseggio, che aveva superato i sessantacinque anni, si trovò in difficoltà perché non sempre ricordava i movimenti delle telecamere. Inoltre abituato al suggeritore, trovava difficile leggere il «gobbo» su cui erano scritte le battute, senza farsene accorgere. Altre volte annaspava a inseguire le indicazioni del regista e dei cameraman, ma poi il suo talento e il suo estro di grande attore gli permettevano di uscire vincitore da situazioni spesso difficili. Così a casa il pubblico non si accorse della sua scommessa vinta con il nuovo mezzo di comunicazione.