Quando il cuore è rossoblù

Chiarissimo dottor Lussana, mi permetta, e mi auguro per l’ultima volta di rispondere per questioni calcistiche, al signor Amerigo Russo, (a meno che non arrivino al Giornale altre lettere provocatorie contro il «mio» Genoa); il quale ha voluto fornirmi una serie di dati e date, da farmi scoppiare un gran mal di testa «da numeri». In un primo momento volevo giocarli al lotto, ma, poi, pensando che erano troppi ed avrei dovuto giocare per il resto della mia vita, mi limito a riassumere i concetti principali.
Come prima cosa faccio notare che dalle sue stesse date si evince che il Genoa fu la prima squadra di calcio ecc. ecc. In secondo luogo, se la primogenitura di una squadra tutta italiana fu l’Andrea Doria, è fatto casuale e non toglie nulla al Genoa. Forse che in Italia oggi esiste una squadra tutta italiana? Precursore Spensley! Ella dice che il Genoa è stato favorito dal fascismo, ma quando? Sono solo sue ipotesi, prova ne è che il Genoa per colpa di un gerarca fascista perse lo scudetto col Bologna, e per alcuni anni il fascio la fece chiamare Genova perché aveva abolito i nomi stranieri. Che ridere! Oggi la lingua più parlata al mondo assieme allo spagnolo è proprio l’inglese. Incredibile Genoa!
Tra le sue affermazioni c’è quella che il Genoa nel 19 doveva essere radiato per avere comprato i giocatori Sardi e Santamaria dal Doria. Io dico che il presidente rossoblù Davidson, fu uno stratega e precursore di quello che poi è diventata realtà, comprare e vendere giocatori per cui la radiazione sarebbe durata lo spazio di un mattino...
Vede signor Russo, voi doriani parlate, parlate, vi arrampicate sugli specchi perché non volete essere secondi a nessuno, perché «il club dei milionari» non può essere secondo a quello della gente che lavora e suda ogni giorno la pagnotta, nel porto, nelle industrie, negli uffici per arricchire i padroni milionari, capaci di produrre e comandare, ma, sportivamente devono sottostare a tanti cuori rossoblù che quella ricchezza hanno contribuito a consolidare, mentre alcuni di loro si sono costruiti o comprati una squadra per farla grande, come fece a suo tempo il senatore Agnelli quando ragazzo si innamorò della squadra che sarebbe poi diventata la grande Juventus-Gioventù. Ricordo indelebile di un passato che non ritorna, ma, anche questa squadra è sempre «dopo» il Genoa. Non ho mai capito perché sia amata da così tanti italiani; forse perché vince? Io non potrei tradire la mia città per una squadra che non appartiene alle mie tradizioni, e forse anche perché quando la società Juve comprò Vialli per 25 miliardi, mio zio fu messo in cassa integrazione con altri mille operai. Devo dire altre cose «cattive» ma vere o mi fermo qui?
Ma, veniamo a noi; quando ella chiama blucerchiati l’Andrea Doria e la Sampierdarenese degli albori del calcio sbaglia, perché prima del 1946 questa parola era inesistente. Le due squadre avevano caratteristiche diverse, con società proprie ecc. Quando venne la fusione entrambe cancellarono il loro passato, per iniziarne un altro assieme, e questo passato appartiene a ciascuna delle due squadre e non si può fondere; proprio come quando due persone si sposano e ciascuno arriva al matrimonio con il proprio vissuto, del quale può far partecipe il consorte, ma, che non può essere da questo interiorizzato perché non gli appartiene. Questo si può dire di qualsiasi fusione, sia di materiali, di squadre, di persone, che unendosi cancellano il passato perché i sentimenti, le emozioni, fanno parte del vissuto e non si possono trasmettere, ma, solo immaginare. Lei dice che il Doria ha portato nel mondo calcistico il nome di Genova. Perfetto, per presentare una partita della Samp all’estero dicono: «from Genoa Sampdoria!».
Sempre primi signor Russo, anche per presentare la sua squadra; e arrivare alla finale di una Coppa per essere sotto gli occhi di tutti è solo godimento di doriani; a me basta andare a Marassi e sentire i canti della Nord mentre la storia scorre sul campo, e vedere nel terzo anello assieme a tanti genoani Spensley che ride orgoglioso della «sua creatura», donata ad un popolo che tanto la ama nel ricordo mentre la proietta nel futuro, anche se i risultati sportivi non sono da Coppa perché l’amore è un dono e donare significa anche dare il sangue prima della partita e sposando tutte le azioni benefiche dei club, che pur essendo composti da proletari, attuano nel nome caro progetti miliardari. Cose da Genoa!