QUANDO IN CURIA C’È UN ANGELO

Ne eravamo certi e l’avevamo scritto. Quando si parla di cose serie, del diritto alla vita, della lotta contro il relativismo e dei cristiani massacrati, Il cittadino - settimanale della Curia di Genova - non si tira mai indietro e segue le battaglie del Giornale.
Quindi, ieri, siamo stati doppiamente felici leggendo l’ultimo numero che raccontava l’ennesimo vergognoso rapimento di un vescovo cattolico in Cina e metteva in relazione la vicenda con il silenzio sui diritti umani della spedizione burlandiana in Cina. Un silenzio ancor più assordante se si considera che a romperlo siamo stati solo noi, Forza Nuova, Gianni Plinio di An, gli azzurri Matteo Rosso e Gino Morgillo e il bisottian-formigoniano Matteo Marcenaro. Gli altri, compresi quelli che si riempiono la bocca di cattolici e cattolicesimo in politica, niente. Tutti zitti. Incontrando l’associazione industriali, il cardinale Bertone, parlando del viaggio in Cina, aveva detto: «Certi dialoghi, certi incontri e certe trattative vanno trattate con riservatezza. Questi momenti, fondamentali e delicatissimi anche perchè avvengono in un Paese particolare, non andrebbero pubblicizzati nè sventagliati». Parole felpatissime, in qualche modo già da diplomatico che, per forza di cose, deve tener conto della realpolitik.
I toni odierni del Cittadino sono altri. E la critica al viaggio della Regione, come ricostruisce alla perfezione il nostro Diego Pistacchi, non è sulla comunicazione, ma proprio sui valori. Le parole del Cittadino sono le nostre. Così come sono le nostre le parole di monsignor Bagnasco e del vescovo di Savona monsignor Calcagno sul caso della bimba di Cogoleto.
L’abbiamo raccontato in ogni modo, soprattutto con le testimonianze di chi l’ha avuto come capo scout, come maestro di catechismo, come compagno di studi teologici o come padre spirituale. Ora in Curia abbiamo un Angelo. In ogni senso.
Dopo le transizioni, Calcagno segnerà la storia della chiesa genovese. Si respira aria di Siri.