Quando D’Albertis correva a piedi a Nizza

Alla fine è tutta «colpa» delle partenze intelligenti. Non di quelle degli automobilisti, bene inteso, ma di quei poveri sciagurati che ancora si muovono in treno. Colpa loro (si fa per dire) se ieri mattina, dopo 24 ore di sciopero dei ferrovieri, hanno deciso tutti insieme di prendere il treno «4476» delle 9,42 alla stazione di Savona con destinazione Chivasso. Piccolo particolare: il convoglio non aveva più carrozze. O meglio ce n’erano soltanto tre, piene come un uovo, un numero assolutamente insufficiente per ospitare tutti i passeggeri. Quanti? Duecento. Molti di loro avevano ritardato di un giorno il ritorno a casa dopo l’agitazione sindacale proclamata domenica a livello regionale da Cgil, Cisl e Uil. Quindi ieri mattina si sono presentati bel belli alla stazione di Savona e hanno fatto l’amara scoperta: no treno, no party. Nel senso che non parti (più). La festa l’hanno fatta loro alle ferrovie. Scene da far west con grida e cori da stadio tanto che a placare gli animi sono dovuti intervenire gli agenti della Polfer (polizia ferroviaria). Dopo un lungo conciliabolo reso ancora più incandescente dalla canicola estiva, ecco la soluzione offerta ai furibondi passeggeri: un bel viaggio in pullman - si spera almeno con l’aria condizionata - da Savona a Chivasso. (...)