Quando D’Alema ordinò di bombardare la Serbia

In questi giorni si parla molto dell’Afghanistan, e da questo governo viene detto che il nostro intervento contro il terrorismo, lì, non può che essere «pacifico»; ciò perché la nostra Costituzione ci proibisce qualunque coinvolgimento bellico. A me questo sembra un modo poco credibile di aggirare il problema, laddove la Nato ci ha chiesto e ci chiederà di giocare una parte attiva nella guerra contro i Talebani. Sono un ufficiale dell’Aeronautica militare in congedo e pertanto scrivo con cognizione di causa: il governo D’Alema autorizzò nei Balcani, su richiesta della Nato, il bombardamento, ripeto il bombardamento, con nostri velivoli, dei territori slavi. Ma allora non ci fu violazione della Costituzione? Oppure l’interpretazione della stessa è elastica a seconda delle situazioni? Apro un piccolo inciso: in quel frangente fu taciuto alla Nazione che i nostri velivoli stavano compiendo missioni reali di bombardamento, e fu detto più volte che le nostre forze aeree erano impiegate solo in missioni di «difesa»! L’allora ministro della Difesa Scognamiglio provò a dire che le cose non stavano proprio così ma fu subito tacitato. Tra i reparti impegnati in quelle missioni girava allora una battuta: in caso di abbattimento sarebbe stato meglio arrangiarsi da soli poiché il governo non avrebbe mai ammesso di aver mandato nostri piloti dall’altra parte.