Quando D'Alema giurava: "Unipol? Non ne so nulla"

Dalle dichiarazioni pubbliche alle telefonate con Consorte: le bugie del vicepremier sulla scalata a Bnl

Consorte facci sognare, come lo skipper di Luna Rossa. Vai, vecchio mio, di quanti soldi hai bisogno ancora? E ce la fai? Avanti, non mollare, ma sta’ attento, fa’ bene i conti,nonli sbagliare. Ringrazia i nostri amici, ai milanesi ci penso io: se ce le farete vi rispetteranno, ho fatto un po' di chiacchierate, non ti romperanno i coglioni, e se qualcuno storcerà il naso dirà che tu, Gianni, sei amico di Gnutti e Fiorani. Serve l’appoggio di Bonsignore? Ci penso io. E mi raccomando, certi discorsi meglio farli di persona, incontriamoci e prudenza nelle comunicazioni, il grande orecchio ti ascolta. Sì, la prudenza non è mai troppa. Anche se usava i cellulari dei collaboratori, anchese certe frasi sono smozzicate e dette di rimbalzo, anche se le telefonate intercettate sono soltanto due (7 e 14 luglio 2005), in quell’estate Massimo D'Alema ha parlato troppo.

Abbastanza per valutare l'estremo interesse verso la scalata Unipol alla Bnl, intuire l'appoggio fornito e rendersi conto che sapeva tutto: «Andremo avanti, facciamo tutto noi, avremo il 70% di Bnl»gli aveva detto Consorte. Negli stessi giorni un altro Massimo D’Alema rilasciava interviste sprezzanti, dove beatificava le coop rosse e Unipol come «quasi una riserva di etica protestante», spergiurava che il caso Unipol «è una questione della quale nulla so» e che non conosceva nessuno dei protagonisti, ma al solito inveiva contro i giornali spazzatura che tramavano contro i Ds: «Certo cheho parlato con Consorte, siamo amici da 25 anni, non è reato. Ci siamo sentiti per dirci dove saremmo andati in vacanza ». Oscar alla faccia di bronzo.

Di Piero Fassino si conosceva già l'esultanza perché «abbiamo una banca». D'Alema invece ha avuto gioco facile a negare coinvolgimenti. «C'è una campagna contro il nostro partito, io sono additato come il regista di certe scalate finanziarie», si scandalizzava all’Unità il 10 giugno 2005 mentre Consorte organizzava la conquista della Bnl e nel centrosinistra - accusava il presidente Ds - «si è messa in movimento una deriva di avvelenamento dei rapporti politici. È tutto grottesco, fantasioso. Eppure si fa. Con veleni e utilizzando un certo giornalismo spazzatura. Non conosco nessuno di quei personaggi che si citano. Non vi è nulla di fattuale».

L'Unità spiegava che «l’operazione politico-mediatica » doveva «trascinare i Ds dentro le vicende dei Ricucci e dei Fiorani» per «screditarne l’immagine di forza di governo ». Massimo-Jekyll lavorava nell'ombra, D'Alema- Hyde denunciava complotti. «Vedremose vincerà ilGolia rappresentato da una grande banca spagnola o il Davide che è l'Unipol. L'esito non dipende certo dalla politica», riportava l'Ansa il 15 luglio. Appena il giorno prima c'era stata la telefonata con Consorte e Stefanini (oggi presidente di Unipol, alloranumero unodi Holmo, la holding cooperativa che controlla l'assicurazione) in cui D'Alema invitava alla prudenza, rassicurava sull’esito delle «chiacchierate anche milanesi» e garantiva sull’europarlamentare Udc Vito Bonsignore.

Una settimana dopo, il 21 luglio, l'attuale ministro degli Esteri manifestava a Repubblica tutto il suo sdegnato distacco: «Io nell'operazione Unipol non c'entro nulla. Se l'operazione sarà buona o cattiva lo giudicherà ilmercato. Ame sembra del tutto limpida, fatta con tre grandi banche internazionali. Nei confronti dell’Unipol c'èunacampagna razzista. Gnutti non lo conosco, come non conosco quello che è stato definito il “compagno”Ricucci. Compagno di chi?». Compagno suo. Era stato proprio l'immobiliarista marito di Anna Falchi a presentarsi così al senatore dalemiano Nicola Latorre nella telefonata intercettata del 18 luglio: «Eccolo, il compagno Ricucci all'appello». «Falsità montate ad arte per depistare - insisteva il leader Ds -, per difendere altri interessi. In questo Paese è fortissimo l'intreccio tra interessi in campo e proprietà di giornali. E il giornalismo economico è inquinato».

«I Ds non favoriscono nessuno », sentenziava il 5 agosto sul Sole 24 Ore in una lunga intervista che il Manifesto definirà «un inno al capitalismo e una rinuncia definitiva a ogni ipotesi di elementi di socialismo». Diceva D'Alema: «Che cos'ha che non va Gnutti?Èsocio anche di Olimpia e nessuno ha mai detto niente. Consorte? Risponde al suo Cda e alle leggi, non certo ame. In queste critiche c'è un evidente elemento di ipocrisia». «Sulla questione morale non abbiamo taciuto, Fassino si è battuto come un leone in queste settimane», aggiungeva il 1˚ settembre nell'ennesima lenzuolata di Repubblica. Il partito non dà linee, rispetta l'autonomia delle imprese.Ma alla fine dà il via libera. Vai Gianni, e facci sognare.