"Quando Dario si iscrisse ai Ds De Mita gli tirò due scappellotti"

L’ex capo dello Stato Francesco Cossiga sul neosegretario: "Come romanziere è meglio di
Uòlter E poi è passato dal 'ma anche' al 'sì, però...'. Ma ora non
voterò mai più Pd"

Roma - Presidente emerito Francesco Cossiga, da qualche giorno si avverte in lei una strana inquietudine.
«Ci credo, il Pd ha perso l’Ohio».

Com’è potuto accadere?
«L’andata via del caro Uòlter non ci consente più di avere un piede nella Casa Bianca. Il Paese ha perduto la grande influenza che esercitava su Obama».

Veltroni ha fatto un gran lavoro. Non maramaldeggi.
«Mai! Per questo è giusto che riposi nel loft di Manhattan».

Non in Africa?
«Un vero guaio: lì c’è Romano Prodi ed è molto geloso. Ha notato che non ha detto una parola sull’accaduto?».

Fortuna che, andato via il segretario, ora ci sia il «vice».
«Scelta all’americana, anche questa: dopo l’impeachment di Nixon-Veltroni, abbiamo Gerald Ford-Franceschini. Nonostante la stima, temo però che non possa più votare per il Pd».

Un peccato, perché Dario Franceschini è un bravo ragazzo.
«Una gran brava persona, figlio di partigiano cattolico, nipote di un fascista cattolico seguace di Italo Balbo... Mi è molto affezionato, e corrispondo».

Che cosa apprezza di lui?
«Il ragazzo è cattolico adulto, una faccia pulita, di carattere allegro. Bella famiglia, bei figli... Scrittore molto più bravo di Uòlter: ha avuto la soddisfazione di vedere un suo romanzo tradotto e pubblicato da Hachette. E poi non ha casa a New York».

Dovesse andare male la reggenza, dove riparerà?
«A Ferrara: come i veri cattolici di sinistra, è pauperista».

Dario leader: se lo sarebbe mai aspettato?
«Quando fu incoronato vice dalle primarie, gli inviai un sms: a’ Da’ - scrissi - ma quando lo fai fuori...?».

Era avvantaggiato: lo conosce da quando portava i calzoni corti a piazza del Gesù.
«Sì, ricordo che dicevano che parlava troppo. Volevano riservargli un ufficio senza finestre e senza telefono».

Un allievo di Benigno Zaccagnini, roba fina.
«Zac fu un valoroso comandante della Resistenza. Ma certo, se si dovesse ricordare quello che scrisse di lui il povero Moro dalla prigionia...».

Lo ricordi pure.
«Moro non aveva molta stima delle sue capacità politiche: “il peggior segretario della Dc”, scrisse. Certo, era nelle mani delle Br... Però non a caso Franceschini non ha citato Moro».

Eredità pesanti, è una svista.
«In verità, il suo maestro per fortuna è stato Ciriaco De Mita. Quando si dissolse la Dc, cosa che pochi ricordano, Franceschini al seguito dei Cristiano sociali di Gorrieri e Carniti s’era già iscritto ai Ds... Ma Ciriaco gli dette due scappellotti e lo riportò nel Ppi, dove divenne il capo della segreteria di Marini. Ma la tragedia è un’altra...».

Quale?
«Che Dario diventa segretario proprio mentre il suo vero maestro è in procinto di passare al Pdl accordandosi nel Salernitano con la ministra Carfagna».

Ancora non ha spiegato che cosa l’ha portato alla successione di Veltroni, però.
«Non avendo potuto e voluto fare i conti con il segretario, hanno scelto un segretario supplente, scadenza a ottobre».

Che cosa accadrà dopo? Si dice che Bersani sia ormai bruciato.
«D’Alema, un vero comunista marxista-leninista, come Togliatti va per le strategie lunghe. Non era il momento di agire. Bersani non è affatto bruciato e il disegno di D’Alema è l’unico possibile: riuscire a riagganciare la sinistra comunista. Toccherà poi a Franceschini tener fede al patto, e traghettare il Pd nel Partito socialista europeo, com’è giusto che sia. Altrimenti il Pd non va da nessuna parte».

Se gli ex comunisti vivranno democristiani, il povero Franco Marini dovrà morire socialista.
«Farà fuoco e fiamme, ma è un sindacalista. Alla fine tratta».

Si dice che Enrico Letta non aspetti altro, per andare a fare Centro con Rutelli e Casini.
«Enrico è un giovane molto capace, e se Franceschini apre la strada al Pse, com’è chiamato a fare, credo che andrà a far compagnia a Rutelli e Casini».

Esclude che Franceschini possa consolidarsi e fregare tutti?
«Lui ha una parola sola, e d’altronde non ha speranza: l’hanno scelto perché prenda la legnata alle Europee e prepari la svolta socialista».

Neppure se limitasse i danni?
«E come fa? La successione ha creato tanta confusione: pensi agli ex comunisti dell’Emilia-Romagna... Se neppure i sardi hanno sopportato uno come Soru, figurarsi altrove».

Così, tutti acquattati e mosca.
«I leader sì. Mi dicono che Dario farà la Finocchiaro presidente del Pd e cambierà i capigruppo: Zanda al Senato e Fassino alla Camera».

Il linguaggio però è nuovo.
«Vero. Un passo in avanti: dal ma anche al sì però: sì abbiamo fatto cavolate, però adesso...».

Se è così, non potevano scegliere un altro?
«L’unica valida alternativa sarebbe stato il prossimo presidente della Repubblica... Gianfranco Fini, come avete scritto voi. Ha già preso anche la tessera dell’Anpi, e pare che in Israele abbia fatto quell’operazione che lo rende autenticamente vicino al popolo ebreo. Ci sarebbe voluto un colpo di fantasia».