Quando De Chirico era «costumista»

Piegarsi al tema, piegando la materia. È stata questa la difficoltà più grande (e anche la più grande abilità) dei maestri Manzù, De Chirico, e Guttuso nel riuscire a liberare i dipinti dalla cornice trasformando l’onirico in reale: ovvero scenografie, costumi, foto, schizzi, e bozzetti di scena. Alcuni di questi eccezionali manufatti realizzati per la lirica e il balletto del Teatro dell’Opera sono in mostra alla Casa dei Teatri. L’esposizione «Armonie del ’900», che collateralmente ospiterà fino al 5 agosto incontri, rassegne video, e seminari didattici con noti docenti di Storia del Costume, ripercorre uno dei momenti clou del rapporto che l’arte pittorica e quella plastica hanno avuto, dal dopoguerra in avanti, con i costumi di scena. E attraverso l’eccezionale materiale d’archivio, raccolto e preservato dal Teatro dell’Opera, prova a rintracciare l’origine del pensiero scultoreo che diventa azione cromatica. Trenta i costumi d’autore, e cinque le maschere di Mirko Basaldella, esposte nella struttura di Villa Doria Pamphili. Dall’abito campanula o la veste Girasole disegnati da De Pisis per il balletto romantico La Rosa del Sogno atto unico del ’43 su temi di Niccolò Paganini, al divertimento coreografico fiabesco Le Roi Des Gourmets con musiche di Rossini e costumi a tema culinario (Insalata, Ravanello, Gambero, Torta) di Lila De Nobili. L’emozione più grande, però, oltre a poter sfilare accanto ad autentici capolavori della storia dell’arte scenica come il costume del Doge ideato da De Chirico per l’Otello o l’Oedipus Rex da Sofocle su pentagramma di Stravinskij e libretto di Jean Cocteau - scene e costumi firmati da Giacomo Manzù -, è poter guardare da vicino questi costumi: capolavori fatti con stoffe povere, lana o seta grezza. Un privilegio che di solito hanno gli spettatori seduti in prima fila.
Alla Casa dei Teatri, Villino Corsini, 3 giugno 1849; info: 06-45440707.