Quando decide davvero la gente

Il sindaco interroga i cittadini: si vota col sistema del dito nell’inchiostro

Michele Perla

Arconate è un piccolo centro di 5mila abitanti immerso nel verde della campagna fra Milano e Malpensa, che vanta diversi primati. Ha un sindaco, Mario Mantovani, che è anche parlamentare europeo di Forza Italia; ha la gente che ama le strade e l’arredo urbano come la propria casa; ha un tasso di criminalità quasi inesistente, ma soprattutto è paragonabile ad una cittadina dell’antica Grecia, dove quando c’è da decidere su argomenti che toccano la comunità, si adotta il modello della polis, del villaggio globale dove ognuno conta veramente uno e dove le scelte vengono fatte in piazza.
Ieri (fino alle 22) gli arconatesi sono andati alle urne per un referendum popolare: l’Amministrazione civica vuol sapere come la pensino sulla chiusura al traffico del centro, e sullo spostamento del municipio e della biblioteca, da un palazzo storico all’altro. Per votare si sono recati in stand allestiti in piazza della Libertà, semplicemente muniti di carta d’identità e hanno espresso la loro preferenza come si faceva un tempo: intingendo l’indice destro nell’inchiostro.
Il primo cittadino d’altronde non è nuovo a queste forme di partecipazione popolare. Ad ottobre del 2002 in paese si pose un problema tutto sommato di non estrema importanza: occorreva ridipingere il muro di recinzione del cimitero, e dalle voci raccolte in paese i pareri sul colore erano discordanti: c’era chi lo voleva giallo lombardo e chi rosa antico.
Ma come lo gradivano effettivamente i cittadini? Il sindaco chiamò a raccolta la gente e dopo aver fatto dipingere alcuni campioni di colore sul muro, per alzata di mano dei presenti scelse la tinta da dare alla recinzione.